N21/ Galasso, il Comune, i tecnici, gli appelli mancati, gl’interessi celati. E assessori distratti.
Da Napoli lo scrittore
Francesco D’Angelo: “Chi dovrebbe governare e fare cultura ha nascosto la
tragedia dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”.
‘Le incertezze fanno sempre male, ma al sud fanno
ancora più male’; ‘Il sud deve assolutamente contare, avere voce in capitolo’;
‘occorrono nuove classi dirigenti, anche se non se ne vedono in giro’; ‘Napoli
città ricca di storia, cultura…; patrimonio di energie, con centri di
avanguardia’: gli appelli per Napoli, su Napoli, dietro Napoli, sotto Napoli,
gli appelli affianco a Napoli si ripetono
distrattamente dopo ogni disgrazia disgraziata.
Sono molti gli ‘appellanti’, promotori di “Carte” e
“Manifesti”: un manifesto recentissimo è stato sostenuto anche dal quotidiano
“Il Denaro”; tra gli ‘appellanti’ il più recente è Giuseppe Galasso, che tra le
multiple cose di cui si occupa, i numerosi ambiti che lo interessano e le
molteplici politiche attività che l’impegnano ha trovato il tempo di lanciare
il “Galasso appello” dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno”.
Alla domanda che in tanti si pongono su come uscire
dai mali di Napoli, ‘GG’ risponde con una sorta di nuova mobilitazione civica,
una… “Pasqua di resurrezione meridionale”, come Galasso augurava ai lettori del
“Corriere del Mezzogiorno” nella rubrica “Il tempo e le idee”, domenica delle
palme, 24 marzo. Ma quanta demagogia in questa frettolosa, facile espressione
rivolta ai devoti… Un ulteriore nuovo ‘papa’?, viene da pensare, da Napoli al
mondo: forse lo stesso ‘GG’ si ispira a tale ruolo?
Bisogna dire che il Galasso fa ormai parte di un bel
presepe partenopeo, ed ha guadagnato in tantissimi anni di attività e impegno
un posticino: quello del già visto, del già sentito; un ripetersi all’infinito
di antichi ragionamenti e soluzioni che l’attualità ha superato.
Ma faremmo un torto all’assessore regionale alla
Ricerca scientifica Guido Trombetti se nel presepe non mettessimo anche lui.
Il 19 marzo, a proposito dell’incendio di Città
della Scienza, l’assessore dichiara al quotidiano “Il Denaro” che a suo
parere il problema non è di carattere finanziario: “Il problema più importante
è invece decidere dove va ricostruita Città della Scienza” sostiene
l’Assessore, che aggiunge: “Ci sono finanziamenti, donazioni, assicurazioni che
daranno prime immediate risposte, così da avviare una rapida soluzione”.
Qualche giorno prima, l’11 marzo, “Il Denaro” dà
conto del convegno “Smart Innovation e Patrimonio culturale”, in occasione del
quale ancora l’assessore
regionale Trombetti inaugurava Databenc, il Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni
culturali. “Databenc serve a fare sistema sul patrimonio più prezioso di
cui godiamo, la cultura”, dichiarava
Trombetti; "… Databenc è un progetto che non serve solo allo sviluppo ma
soprattutto al progresso della città… a migliorare il nostro livello di
cultura, il nostro benessere in senso più ampio…”.
Verrebbe da chiedersi, e io me lo
chiedo, se l’assessore conosce la tragedia della inciviltà che si è abbattuta
da circa tre anni a Napoli: una tragedia immane perché colpisce un Patrimonio
dell'Unesco… sa cos’è l'Unesco, assessore? Parliamo dell’Istituto Italiano per
gli Studi Filosofici. Da tre anni non riceve un soldo; da un anno i preziosi
volumi della Biblioteca, circa trecentosessantamila, sono finiti inscatolati e
interdetti alla conoscenza fra depositi e scantinati… Lei dove stava,
assessore, mentre questo accadeva? Lei cosa ha fatto, se non per impedirla,
almeno per ostacolare la tragedia? Lei cosa sta facendo o cosa sta contribuendo
a fare per l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a Monte di Dio, in
Palazzo Serra di Cassano? Vede, le trasmetto tutte le coordinate nella speranza
di accendere suoi possibili ricordi. E se la luce della memoria le si
riaccendesse, lei proverà a togliere polvere e ragnatele che soffocano la
conoscenza, la cultura, la libertà? Farà qualcosa, insomma, assessore?, assieme
al suo Presidente Caldoro che disturba “istituzionalmente” la Merkel in
vacanza ad Ischia? Assessore se può risponda con i fatti: le chiacchiere le
faccia per coloro che l'ascoltano inebetiti. Aspetto un accenno, una risposta
dall'alto della sua presunzione.
E intanto torniamo a l’illustre Giuseppe Galasso e
al suo appello salvifico.
Credo che… l’orco, chiamiamolo così, che lo storico
propone di cuocere sia la persona del Sindaco di Napoli; le fiamme saranno
appiccate dal nutrito gruppo di fanatici che scorrazzano alla sua Corte dei
Miracoli, personalità importanti, anche baronie universitarie presi da ben
diversi impegni che non l’interessarsi di come innovare, razionalizzare
l’Università; tutelare gli studenti e combattere costi e privilegi di
un’accademia-potere che giammai si pone in discussione.
I temi più sensibili del “galasso appello” sembrano
essere l’incendio di Città delle Scienza e il disastro dell’ala del palazzo con
piscina sul terrazzo all’Arco Mirelli. Stranamente nell’enfasi galassiana manca
un’altra disgrazia disgraziata: sarà dimenticanza dovuta un po’ all’età e un
po’ agli impegni multipli del Galasso?
Quale interesse intellettuale, infatti, rintracciamo
nel ‘galasso- pensiero’ nei confronti, ancora, dell’Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici? Galasso parla e scrive tanto: perché una presunta
dimenticanza così cocente?
Eppure, l’appello di Galasso appare pieno; c’è tutto
o quasi tutto, quel che non c’è s’intravede. Un po’ come una volta, nei
discorsi di alcune personalità politiche le quali, dovendo parlare di una fontanina che perdeva acqua,
iniziavano dalle cascate del Niagara, poi arrivavano all’uso dell’immensa
risorsa idrica e infine alla sete nel mondo: nel frattempo le prime gocce della
fontanina diventano torrenti e guarda quanta acqua è andata sprecata!
Così pare faccia il Galasso, che dopo il rogo di
Città della Scienza e il crollo di un’ala di Palazzo Guevara (quello con la
piscina sul terrazzo), promuove sul “Corriere del Mezzogiorno” l’appello
“Salviamo Napoli”, invocando allo scopo una “giunta tecnica” e una
mobilitazione di cittadini.
“… i due i funesti eventi della Riviera di Chiaia e
di Bagnoli – scrive Galasso – hanno dato a tutti l’impressione di una finale
resa dei conti in una partita che da tempo… si complica e si fa sempre più
disperata”. “Di tutto ciò solo il tempo potrà,
però, dirci qualcosa… questo è
per Napoli il momento di un governo tecnico che ponga i problemi più urgenti
con precedenza assoluta rispetto a tutti i particolarismi programmatici e a
tutte le appartenenze politiche e non politiche”.
Eccolo dunque il qualunquismo
militante del GG, in base al quale i buoni sono buoni se sono i tecnici, e
i cattivi sono i politici. La politica sforna particolarismi, secondo il
Galasso, mentre ‘l’universalità’ di diritti doveri e regole sarebbe assicurata
dalla presenza in giunta di tecnici, consulenti, portaborse di élites
universitarie, baronie e mandarinati
vari, insomma dagli interessi diffusi in città dagli opinionisti della
domenica.
E dove troverebbero alcuni Rettori Universitari i
potenziali tecnici per una giunta di tecnici? All’Università, in fondazioni,
associazioni culturali che usufruiscono di contributi pubblici?
Ma è urgente la giunta tecnica: non c’è tempo
d’interessarsi anche dei problemi degli studenti e della lotta agli sprechi, a
privilegi e pesantezze accademiche.
Quale scenario ha in testa il Galasso per sé e per i
suoi simpatizzanti, quali scopi e obbiettivi? Com’è che persone non elette ritengono di poter tecnicamente
usurpare il governo agli eletti dai
cittadini?
Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929, tra le
numerose e importanti cose ha insegnato nelle Università di Salerno, Cagliari e
Napoli, dal 1966 al 2005 è stato ordinario di Storia Medioevale e Moderna
nell’Università di Napoli Federico II. Consigliere Comunale di Napoli dal 1970
al 1993, è stato Assessore alla Pubblica Istruzione dello stesso Comune dal ‘70
al ‘73. Ha collaborato e collabora a periodici e quotidiani, è componente del
Comitato Direttivo della Rivista Storica Italiana, dirige dal 2000 la rivista
“L’Acropoli”, dalla quale è estratto questo stralcio.
Certamente da persona di cultura ha letto e scritto
tanto, Giuseppe Galasso; credo però gli sia sfuggita la lettura di “uno
scandalo internazionale”, dichiarazione dell’Unesco per cui “l’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici ha conquistato una dimensione che non trova
termini di paragone al mondo; organizza corsi dappertutto in Europa, pubblica
opere in sei lingue antiche e moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera
capitale culturale” (dal Rapporto 1993 dell’Unesco sullo stato della filosofia
in Europa, a cura di Raymond Klibansky e David Pears).
Mi domando perché il Galasso, che pure parla e
scrive tanto, non mi risulta abbia mai nemmeno starnutito per l’Istituto in
questione, patrimonio dell’Umanità. Forse perché sono più importanti altre
questioni come un governo di tecnici a Napoli e perché no?, uno di questi
potenziali tecnici potrebbe essere proprio lui o chi per lui…? Come può un importante studioso non
accorgersi della tragedia che ormai da
qualche anno colpisce l’Istituto di Palazzo Serra, come può non sentirsi
impegnato a dire una parola? Ma dove vivono i tanti Galasso, in città o sopra
un eremo tecno-aristocratico?
E’ inaccettabile la trascuratezza con cui è stato
ferito negli ultimi anni il prezioso Istituto, patrimonio Unesco “che non ha
termini di paragone al mondo” eppure privato dei fondi necessari per il suo
funzionamento. E’ inaccettabile (dovrebbe essere inaccettabile) assistere a
questo avvilimento dell’Istituto, alla
sepoltura della sua Biblioteca in un deposito: umiliante per Napoli e per la
Cultura, sfregiate entrambe dalla miopia assurda di dirigenti amministratori,
ma specialmente di una larga fascia di studiosi, intellettuali come Galasso che
parlano, scrivono appelli e non scorgono la tragedia sotto i loro occhi da
tempo.
E sebbene questo comportamento provenga da ambito di
alto profilo culturale, ci sembra espressione di (mal)costume sciagurato. La
città di Napoli faccia a meno dei venditori di parole, dei parolai di mezza
tacca.
Napoli, 6.4.2013
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