domenica 7 aprile 2013

Da Napoli : i professori, gli intellettuali, gli ammisitratori e gli interessi occulti contro l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in via Monte di Dio/ Palazzo Serra di Cassano



N21/ Galasso, il Comune, i tecnici, gli appelli mancati, gl’interessi celati. E assessori distratti.

Da Napoli lo scrittore Francesco D’Angelo: “Chi dovrebbe governare e fare cultura ha nascosto la tragedia dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”.

 

‘Le incertezze fanno sempre male, ma al sud fanno ancora più male’; ‘Il sud deve assolutamente contare, avere voce in capitolo’; ‘occorrono nuove classi dirigenti, anche se non se ne vedono in giro’; ‘Napoli città ricca di storia, cultura…; patrimonio di energie, con centri di avanguardia’: gli appelli per Napoli, su Napoli, dietro Napoli, sotto Napoli, gli appelli affianco a Napoli si ripetono  distrattamente dopo ogni disgrazia disgraziata.

Sono molti gli ‘appellanti’, promotori di “Carte” e “Manifesti”: un manifesto recentissimo è stato sostenuto anche dal quotidiano “Il Denaro”; tra gli ‘appellanti’ il più recente è Giuseppe Galasso, che tra le multiple cose di cui si occupa, i numerosi ambiti che lo interessano e le molteplici politiche attività che l’impegnano ha trovato il tempo di lanciare il “Galasso appello” dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno”.

Alla domanda che in tanti si pongono su come uscire dai mali di Napoli, ‘GG’ risponde con una sorta di nuova mobilitazione civica, una… “Pasqua di resurrezione meridionale”, come Galasso augurava ai lettori del “Corriere del Mezzogiorno” nella rubrica “Il tempo e le idee”, domenica delle palme, 24 marzo. Ma quanta demagogia in questa frettolosa, facile espressione rivolta ai devoti… Un ulteriore nuovo ‘papa’?, viene da pensare, da Napoli al mondo: forse lo stesso ‘GG’ si ispira a tale ruolo?

Bisogna dire che il Galasso fa ormai parte di un bel presepe partenopeo, ed ha guadagnato in tantissimi anni di attività e impegno un posticino: quello del già visto, del già sentito; un ripetersi all’infinito di antichi ragionamenti e soluzioni che l’attualità ha superato.

Ma faremmo un torto all’assessore regionale alla Ricerca scientifica Guido Trombetti se nel presepe non mettessimo anche lui.

Il 19 marzo, a proposito dell’incendio di Città della Scienza, l’assessore dichiara al quotidiano “Il Denaro” che a suo parere il problema non è di carattere finanziario: “Il problema più importante è invece decidere dove va ricostruita Città della Scienza” sostiene l’Assessore, che aggiunge: “Ci sono finanziamenti, donazioni, assicurazioni che daranno prime immediate risposte, così da avviare una rapida soluzione”.

Qualche giorno prima, l’11 marzo, “Il Denaro” dà conto del convegno “Smart Innovation e Patrimonio culturale”, in occasione del quale  ancora l’assessore regionale Trombetti inaugurava Databenc,  il Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni culturali. “Databenc serve a fare sistema sul patrimonio più prezioso di cui godiamo, la cultura”,  dichiarava Trombetti; "… Databenc è un progetto che non serve solo allo sviluppo ma soprattutto al progresso della città… a migliorare il nostro livello di cultura, il nostro benessere in senso più ampio…”.

Verrebbe da chiedersi, e io me lo chiedo, se l’assessore conosce la tragedia della inciviltà che si è abbattuta da circa tre anni a Napoli: una tragedia immane perché colpisce un Patrimonio dell'Unesco… sa cos’è l'Unesco, assessore? Parliamo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Da tre anni non riceve un soldo; da un anno i preziosi volumi della Biblioteca, circa trecentosessantamila, sono finiti inscatolati e interdetti alla conoscenza fra depositi e scantinati… Lei dove stava, assessore, mentre questo accadeva? Lei cosa ha fatto, se non per impedirla, almeno per ostacolare la tragedia? Lei cosa sta facendo o cosa sta contribuendo a fare per l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a Monte di Dio, in Palazzo Serra di Cassano? Vede, le trasmetto tutte le coordinate nella speranza di accendere suoi possibili ricordi. E se la luce della memoria le si riaccendesse, lei proverà a togliere polvere e ragnatele che soffocano la conoscenza, la cultura, la libertà? Farà qualcosa, insomma, assessore?, assieme al suo Presidente Caldoro che disturba  “istituzionalmente” la Merkel in vacanza ad Ischia? Assessore se può risponda con i fatti: le chiacchiere le faccia per coloro che l'ascoltano inebetiti. Aspetto un accenno, una risposta dall'alto della sua presunzione.

E intanto torniamo a l’illustre Giuseppe Galasso e al suo appello salvifico.  

Credo che… l’orco, chiamiamolo così, che lo storico propone di cuocere sia la persona del Sindaco di Napoli; le fiamme saranno appiccate dal nutrito gruppo di fanatici che scorrazzano alla sua Corte dei Miracoli, personalità importanti, anche baronie universitarie presi da ben diversi impegni che non l’interessarsi di come innovare, razionalizzare l’Università; tutelare gli studenti e combattere costi e privilegi di un’accademia-potere che giammai si pone in discussione.

I temi più sensibili del “galasso appello” sembrano essere l’incendio di Città delle Scienza e il disastro dell’ala del palazzo con piscina sul terrazzo all’Arco Mirelli. Stranamente nell’enfasi galassiana manca un’altra disgrazia disgraziata: sarà dimenticanza dovuta un po’ all’età e un po’ agli impegni multipli del Galasso?

Quale interesse intellettuale, infatti, rintracciamo nel ‘galasso- pensiero’ nei confronti, ancora, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici? Galasso parla e scrive tanto: perché una presunta dimenticanza così cocente?

Eppure, l’appello di Galasso appare pieno; c’è tutto o quasi tutto, quel che non c’è s’intravede. Un po’ come una volta, nei discorsi di alcune personalità politiche le quali, dovendo  parlare di una fontanina che perdeva acqua, iniziavano dalle cascate del Niagara, poi arrivavano all’uso dell’immensa risorsa idrica e infine alla sete nel mondo: nel frattempo le prime gocce della fontanina diventano torrenti e guarda quanta acqua è andata sprecata!

Così pare faccia il Galasso, che dopo il rogo di Città della Scienza e il crollo di un’ala di Palazzo Guevara (quello con la piscina sul terrazzo), promuove sul “Corriere del Mezzogiorno” l’appello “Salviamo Napoli”, invocando allo scopo una “giunta tecnica” e una mobilitazione di cittadini.

“… i due i funesti eventi della Riviera di Chiaia e di Bagnoli – scrive Galasso – hanno dato a tutti l’impressione di una finale resa dei conti in una partita che da tempo… si complica e si fa sempre più disperata”. “Di tutto ciò solo il tempo potrà, però, dirci qualcosa…    questo è per Napoli il momento di un governo tecnico che ponga i problemi più urgenti con precedenza assoluta rispetto a tutti i particolarismi programmatici e a tutte le appartenenze politiche e non politiche”.

Eccolo dunque il qualunquismo militante del GG, in base al quale i buoni sono buoni se sono i tecnici, e i cattivi sono i politici. La politica sforna particolarismi, secondo il Galasso, mentre ‘l’universalità’ di diritti doveri e regole sarebbe assicurata dalla presenza in giunta di tecnici, consulenti, portaborse di élites universitarie,  baronie e mandarinati vari, insomma dagli interessi diffusi in città dagli opinionisti della domenica. 

E dove troverebbero alcuni Rettori Universitari i potenziali tecnici per una giunta di tecnici? All’Università, in fondazioni, associazioni culturali che usufruiscono di contributi pubblici?

Ma è urgente la giunta tecnica: non c’è tempo d’interessarsi anche dei problemi degli studenti e della lotta agli sprechi, a privilegi e pesantezze accademiche.

Quale scenario ha in testa il Galasso per sé e per i suoi simpatizzanti, quali scopi e obbiettivi? Com’è che persone non  elette ritengono di poter tecnicamente usurpare il governo agli  eletti dai cittadini?

Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929, tra le numerose e importanti cose ha insegnato nelle Università di Salerno, Cagliari e Napoli, dal 1966 al 2005 è stato ordinario di Storia Medioevale e Moderna nell’Università di Napoli Federico II. Consigliere Comunale di Napoli dal 1970 al 1993, è stato Assessore alla Pubblica Istruzione dello stesso Comune dal ‘70 al ‘73. Ha collaborato e collabora a periodici e quotidiani, è componente del Comitato Direttivo della Rivista Storica Italiana, dirige dal 2000 la rivista “L’Acropoli”, dalla quale è estratto questo stralcio.

Certamente da persona di cultura ha letto e scritto tanto, Giuseppe Galasso; credo però gli sia sfuggita la lettura di “uno scandalo internazionale”, dichiarazione dell’Unesco per cui “l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone al mondo; organizza corsi dappertutto in Europa, pubblica opere in sei lingue antiche e moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale culturale” (dal Rapporto 1993 dell’Unesco sullo stato della filosofia in Europa, a cura di Raymond Klibansky e David Pears).

Mi domando perché il Galasso, che pure parla e scrive tanto, non mi risulta abbia mai nemmeno starnutito per l’Istituto in questione, patrimonio dell’Umanità. Forse perché sono più importanti altre questioni come un governo di tecnici a Napoli e perché no?, uno di questi potenziali tecnici potrebbe essere proprio lui o chi per lui…?  Come può un importante studioso non accorgersi della tragedia che  ormai da qualche anno colpisce l’Istituto di Palazzo Serra, come può non sentirsi impegnato a dire una parola? Ma dove vivono i tanti Galasso, in città o sopra un eremo tecno-aristocratico?

E’ inaccettabile la trascuratezza con cui è stato ferito negli ultimi anni il prezioso Istituto, patrimonio Unesco “che non ha termini di paragone al mondo” eppure privato dei fondi necessari per il suo funzionamento. E’ inaccettabile (dovrebbe essere inaccettabile) assistere a questo avvilimento dell’Istituto,  alla sepoltura della sua Biblioteca in un deposito: umiliante per Napoli e per la Cultura, sfregiate entrambe dalla miopia assurda di dirigenti amministratori, ma specialmente di una larga fascia di studiosi, intellettuali come Galasso che parlano, scrivono appelli e non scorgono la tragedia sotto i loro occhi da tempo.

E sebbene questo comportamento provenga da ambito di alto profilo culturale, ci sembra espressione di (mal)costume sciagurato. La città di Napoli faccia a meno dei venditori di parole, dei parolai di mezza tacca.

 

Napoli, 6.4.2013

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