mercoledì 24 aprile 2013

mia madre



Amo la matita e il foglio bianco
mi commuove la penna a pennino e il calamaio
la carta assorbente e la gomma da cancellare
e la caramella da addentare.
Amo te che cuci i calzini
con l'uovo di legno e affini
Amo te che cuci le lontananze
e sorridi nelle tempeste
tra il tallone l'alluce e Robinson Crosue sulle scale del Duomo.
Mi hai insegnato a fare a metà con l'altra fame
a non spaventarmi degli occhi incrostati.
La fame non la vedi la senti
dopo la comunione masticata
nei vicoli
tra sfogliatelle e zeppole e panzarotti.
La fame e i sogni stavano nascosti nei libri a Port'Alba
poi nei vicoli, tra le rughe e nelle righe riempite dei fogli.
Leggi, scrivi, sorridi lavati dicevi e sconfiggerai
la fame dei beboli.
Ancora leggo ma scrivo di più
non ho sconfitto la fame dei deboli
ma non sono suo servitore.

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