N.22/ Giuseppe Galasso, il Comune, i tecnici, gli appelli mancati,
gl’interessi celati. E assessori distratti.
Da Napoli lo scrittore
Francesco D’Angelo: “Chi dovrebbe governare e fare cultura ha cancellato la
tragedia dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”.
Come salvare la città di Napoli? Se lo chiedono in
tanti, promotori anche di “Carte” e “Manifesti”. Il Professore Galasso, nato a
Napoli nel 1929, tra le multiple cose di cui si occupa trova il tempo di
lanciare un appello dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno”, e risponde
che una nuova mobilitazione civica sarebbe la… “Pasqua di
resurrezione meridionale” (“Corriere” del 24 marzo, domenica delle palme).
Quanta demagogia in questa frettolosa, facile
espressione rivolta ai devoti. Un ulteriore nuovo ‘papa’?, forse lo stesso Professore
si ispira a tale ruolo?
Bisogna dire che nel bel presepe partenopeo, l’esimio
Galasso ha guadagnato in tantissimi anni di attività un posticino: quello del
già visto, già sentito; un ripetersi all’infinito di ragionamenti e soluzioni superati
dall’attualità.
Faremmo un torto all’Assessore regionale alla
Ricerca scientifica Guido Trombetti se nel presepe non mettessimo anche lui.
A seguito dell’incendio di Città della Scienza, l’Assessore
dichiara al quotidiano “Il Denaro” che a suo parere il problema non è di
carattere economico: “Ci sono finanziamenti, donazioni, assicurazioni che
daranno prime immediate risposte, così da avviare una rapida soluzione. Il
problema principale è invece decidere dove ricostruire Città della Scienza”.
Qualche giorno prima, in occasione del convegno “Smart
Innovation e Patrimonio culturale” al quale “il Denaro” dedicò ampio spazio, l’Assessore
Trombetti inaugurava Databenc,
Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni culturali.
“Databenc serve
a fare sistema sul patrimonio più prezioso di cui godiamo, la cultura”, dichiarava
Trombetti; "… Databenc è un progetto che non serve solo allo sviluppo ma
soprattutto al progresso della città… a migliorare il nostro livello di
cultura, il nostro benessere in senso più ampio…”.
Ci si chiede: ma l’assessore
conosce la tragedia dell’inciviltà che si è abbattuta a Napoli? Tragedia immane
perché colpisce un Patrimonio dell'Unesco… sa cos’è l'Unesco, Assessore?
Parliamo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: è a Monte di Dio, in
Palazzo Serra di Cassano. Da tre anni non riceve alcun sostegno finanziario; da
un anno i preziosi volumi della Biblioteca, circa trecentosessantamila, giacciono
in cartoni, fra depositi e scantinati. Lei dov’era, Assessore, mentre avveniva
questa tragedia? E cos’ha fatto, se non per impedirla, almeno per ostacolarla? Ma forse non ricorda,
perciò le trasmetto le coordinate: se la luce della memoria le si riaccendesse,
Assessore, proverà a togliere polvere e ragnatele che soffocano la
conoscenza, la cultura, la libertà? Farà qualcosa, insomma, con il suo
Presidente Caldoro che disturba “istituzionalmente” la Merkel in vacanza ad
Ischia?
Torniamo all’illustre Galasso e al suo appello
salvifico. Credo che… l’orco, chiamiamolo così, che lo storico propone di
cuocere sia la persona del Sindaco di Napoli; le fiamme saranno appiccate dal
nutrito gruppo di fanatici che scorrazzano alla sua Corte dei Miracoli,
personalità importanti, esponenti di baronie universitarie interessati a ben
altro che innovare e razionalizzare l’Università, tutelare gli studenti, combattere
costi e privilegi del sistema-accademia.
“… i due i funesti eventi della Riviera di Chiaia e
di Bagnoli”, scrive Galasso: anche qui
la dimenticanza, forse per gl’impegni multipli, forse l’età, “hanno dato a
tutti l’impressione di una finale resa dei conti in una partita che da tempo…
si complica e si fa sempre più disperata”. “Di
tutto ciò solo il tempo potrà, però, dirci qualcosa… questo è per Napoli il momento di un governo
tecnico che ponga i problemi più urgenti con precedenza assoluta rispetto a
tutti i particolarismi programmatici e a tutte le appartenenze politiche e non
politiche”.
Canonico esempio di qualunquismo militante: la politica sforna particolarismi; diritti
doveri e regole (interessi diffusi in città dagli opinionisti della domenica)
sarebbero invece assicurati dalla presenza in giunta di “tecnici”, cioè consulenti,
portaborse di élites universitarie, baronie e mandarinati vari. E dove troverebbero
alcuni Rettori Universitari i potenziali tecnici per la giunta salvatrice?
All’Università, in fondazioni, associazioni culturali che usufruiscono di
contributi pubblici?
Quale scenario ha in testa il Professore Galasso per
sé e per i suoi simpatizzanti, quali finalità? Com’è che persone non elette ritengono di poter tecnicamente
usurpare il governo agli eletti dai
cittadini?
Possibile che anche al Professore Galasso,
all’illustre storico sia sfuggita la lettura di “uno scandalo internazionale”, come
lo ha definito l’Unesco, per cui “l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone al mondo;
organizza corsi dappertutto in Europa, pubblica opere in sei lingue antiche e
moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale culturale” (dal
Rapporto 1993 dell’Unesco sullo stato della filosofia in Europa, a cura di
Raymond Klibansky e David Pears).
Mi domando perché il professor Galasso, che vuole
salvare (con i “tecnici”) la città di Napoli, non mi risulta abbia mai nemmeno
starnutito per un Istituto Patrimonio dell’Umanità che si trova a Monte di Dio,
proprio a Napoli: ferita da trascuratezza e miopia di dirigenti amministratori,
ma specialmente di una larga fascia di studiosi, intellettuali come l’illustre
Galasso che parlano, scrivono appelli e non scorgono la tragedia sotto i loro
occhi.
(Mal) costume sciagurato. Napoli faccia a meno dei
parolai di mezza tacca.
Napoli, 6.4.2013
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