Questo è il mio nuovo blog quello precedente era www.frankodangelo.blogspot.com divenuto impraticabile. Tutto quanto già pubblicato su 'frankodangelo' è accessibile. Ora con 'piazzettanilo' www.piazzettanilo.blogspot.com- sto dando continuità alla precedente esperienza da bloghista proverò a trasformare la pagina in una piazza. Benvenuti a 'piazzettanilo'.
domenica 30 dicembre 2012
sabato 29 dicembre 2012
dedicato
Ho più persone che si preoccupano di me
che stelle in cielo.
Sento i vostri pensieri come melodie
quando si adagiano sulle mie spalle.
Percepisco più carezze d'occhi che si posano sul mio volto
che schiuma da barba.
Ho il cuore gonfio
diventato salvadanaio
di vostre attenzioni
forse domani il cuore scoppierà
sarà il botto di buon anno a Voi.
venerdì 28 dicembre 2012
il marsupio e le parole
Amo la matita e il foglio bianco
mi commuove l'antica penna a pennino
e il calamaio.
Mi vedo adolescente
timido e intraprendente
vispo ma composto
sempre a correre
tanto fiato.
Saltare ostacoli e pozzanghere
scalare alberi di cachis
saltare dietro al tram l'1
poi in via Caracciolo al mare
e tornare a piedi stracciato
affamato.
Partire militare
lasciare sangennaro e francesca
gli amici al mare.
Mi struggo
con la bianca assorbente
la gomma da cancellare
sempre intatta come la carta copiativa
non le ho usate mai.
L'ago e il filo
quelli si
per avvicinare le persone
mai sulla camicia
nei calzini
dal tallone all'alluce
i ricami erano di mia madre
la merenda
per la scuola fuori al Duomo
l'ho sempre fatta a metà con l'altrui fame
non ci siamo mai presentati ma sorriso.
Ho baciato il sangue bollente di sangennaro
camminando sulla testa di tutti
ho strillato con le braccia alla folla la vittoria
un'altra corsa vinta.
Scappavo dalle mani dei ruffiani
non abbassavo mai gli occhi
ho regalato il cuore senza chiave al mondo
mi ha fatto ombra e vento il comunismo del lavoro
Mi rende ancora triste la potenza dei parolai
che dalle finestre seminano negazioni.
Promotori di se stessi
confezionati e venduti come l'acqua minerale
i deboli e gli indifesi hanno sempre sete
i possessori di lavoro
sterminano braccia
calpestano diritti ritenendoli muffe
vale più un mobile secolare che un diritto umano.
Consumano le ore i parolai della penna
parlano del mare fermandosi sulla battigia
quel parlar del bosco senza varcar le sue ombre
scrivono per accondiscendere le folle
scrivono per im potenti
sono i giornalisti parolai di mezza tacca
ne conosco alcuni.
Che caldo in agosto senza il mare
un pollo caldo fa sudare
un lenzuolo bianco copre il corpo
la fronte è fredda non suda più
il ventilatore scuote l'aria
non disperderà la morte
le bimbe ragalano gioia e sguardi d'amore
la vita prosegue infarcita di memoria
domani riprenderò a viaggiare su funivie senza pavimenti
scoprirò la terra dall'alto
diversa da quella di fianco altre ombre e caffè.
Nel futuro è la felicità del genere umano
nuove rotture devono realizzarsi contro i conformismi
pochi hanno coraggio a provare
tanti non sanno di cosa mi cruccio.
Amo la ruga in mezzo ai tuoi occhi
conservo sogni seminati disordinatamente
senza fiori e spighe
poi fuggire scomparire per difesa
dall'altalena già consumata.
Ora scrivo i miei fiori
che fanno ingelosire le stelle
e m'innamoro della luna
che spicca sul deserto delle dune.
Dedico a lei le mie assonanze
scriverò per me i macramè
mi piacciono ricamati
nelle suole di scarpe di quei gentili piedi che hanno ornato il deserto e
varcato il medì - terrà - neò.
Le sue dita suonavano la chitarra
e sfornava giornali al fumo della sigaretta
cantava i suoi sogni la sua solitudine.
Gli sciacalli mordono sciacalli
le tre disgrazie
si nutrono di letame e ingrassano
per l'abbondanza
si dissetono del disprezzo altrui
alla trattoria del poco ingoiano miserie
puliscono i denti con l'indifferenza dei più
finiranno peggio dei papi
moriranno in solitudine
con folla ai funerali.
Vola farfalla vola
senza cedere i colori
vola per te
non per i pittori.
La storia nel 2012 voleva scrivere un'altro racconto
i mercanti nascondevano penne
i preti uccidevano i calamai
imponevano ancora negazioni e cibo avariato
poliziotti bendati usavano i manganelli
militari grassi uccidevano bambini
negli oceani stragi di balene
ancora nuove lapidazioni nei cortili di ogni casa
nel buio i conservatori e gli anticonformisti erano identici
i camoristi uccidevano ancora
bisognava ancora usare sangue per scrivere su rotoli e garze di ammalati
poesie i lamenti dei sofferenti
gli dei stanno solo nelle corsie e negli ospizi
qualcuno nelle stazioni nessuno negli asili.
Namasté sussurrò l'uomo al vecchio zingaro
la maestra gentile gli sciugò il sudore
un sorso per uno
divisero il caffè dell'amicizia
nasceva un nuovo anno giungeva sulla metropolitana tre
il futuro erano i libri e non le finestre degli affabulatori vestiti di bianco, di nero, di giallo, di blu.
Il futuro è la moltiplicazione dei diritti e dei sorrisi non dei dinieghi
il futuro non ama i parolai di mezza tacca
bisognava farlo sapere
bisogna rompere le invasioni dei gerarchi annidati nei templi
dei potenti in poltrona nelle banche
bisognava aprire le casseforti di grano e di pesce
bisognava rompere gli filo spinato agli amori e bere vino e miele
Liberarsi
delle altrui verità imposte difendere le scelte delle persone
bisognava ri partire da un luogo.
L'Onu punto mondiale di progresso umano
e
dall'India dove stuprare è un diritto
da Roma con il suo marsupio dell'odio
dall'Egitto cimitero di primavere
dai cortili per scrivere nuovi racconti con
le parole e i sogni delle persone
decidendo di chiamare il futuro per il suo nome libertà.
domenica 23 dicembre 2012
Da la Repubblica/Napoli/ 23 dicembre 2012/ considerazioni di francesco d'angelo sul "crac premio Napoli"
Le considerazione di francesco d'angelo qui riportate sono riprese sul quotidiano la Repubblica del 23 dicembre 2012 nelle pagine napoletane "lettere&commenti".
Ecco di seguito riportato il testo inviato:
C'è da restare molto perplessi alle dichiarazioni del prof. Gabriele Frasca, Presidente della Fondazione Premio Napoli, rilasciate a Premio appena concluso...ma qualcuno sa quand'era cominciato? lette sulla "Repubblica" di Napoli il 19 dicembre scorso (pagg.XVII).
"La mia proposta? - dice Frasca- sospendiamo il premio, fino a quando non ci saranno i soldi", -
" fino a quando la politica non tornerà a capire l'importanza della cultura".
Null'altro dunque, che un grido di disperazione, che dimostra incapacità nel gestire una fase complicata, generale e specifica per il Premio Napoli, ma certamente conosciuta sin dalla nomina del Professor Frasca da parte del Comune, poco meno di un anno fa.
Disperarsi ora, dunque, è leggittimo ma sterile: "dateci i soldi" per dipendenti e fornitori. Tutto qui?
Un atteggiamento così arrendevole e disperato di questi tempi non è utile al Premio, a chi ha lavorato, a chi ha affrontato spese; figuriamoci alla cultura!
L'egregia giornalista Bianca De Fazio afferma che Frasca "non appartiene a nessuna scuderia".
Premesso che le scuderie riguardano i cavalli, magnifici animali, si vuole intendere che il prof. non sia di destra, nè di centro nè di sinistra? E nemmeno di centro-destra di centro-centro e di centro-sinistra? E dunque nemmeno azzurro, verde, arancione o blu?
Ma tale "non appartenenza" non è mica sinonimo di qualità! Che vuol dire?, che per essere capaci bisogna essere senza idee, senza valori?
Strano sentire cose del genere da un acculturato autorevole.
Credo che si possa essere ciò che si è e allo stesso tempo svolgere bene professionalmente bene, con passione, serietà, estro e indipendenza il proprio lavoro senza snaturare se stessi.
Ancora il prof. Frasca: "la politica deve capire la cultura".
Ma per "politica" intende il panorama politico napoletano, regionale, nazionale o cosa?
Le ambiguità non sono utili, dare nome alle cose.
C'è da chiedersi: il prof. ha vissuto lo scippo subito dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in Palazzo Serra di Cassano, alcuni mesi fa; ebbene, che idea si è fatto della cosidetta politica che lo ha permesso? Sa il prof, Frasca quanti volumi giacciono in un capannone, da quanto tempo?
E cosa fare per liberare da questa vergogna la cultura napoletana e del mondo?
Se il prof. si riferisce a questa politica non serve appellarsi ad essa ne attendere...cosa poi?
Piuttosto: il prof. Frasca ha speso almeno una parola contro le decisioni di ferire l'Istituo conosciuto e apprezzato in tutta Europa assieme all'avvocato Gerardo Masrotta?
Lui, Gabriele Frasca, dov'era gli scorsi mesi estivi mentre volumi preziosi subivano la deportazione?
Che caduta di stile, poi, quando si lascia intendere che con il predecessore "si poteva e si è speso tanto", si spendeva in testi, ristoranti, macchine e si spendeva per accontentare autori, fornitori, ristoranti, auto blu e presidenti cattivi...Quanta puerile cattiveria dal sapore vendicativo nei confronti di una pafrsona non presente alla discussione; e poi scusi, Gabriele Frasca, ma perchè ha accettato la nomina di Presidente della Fondazione Premio Napoli?
Anche chi ha proposto il suo nome è stato occultatore di cifre, spese, deficit e altro?. Se così fosse, ancor di più, perchè ha accettato?
Quando dice che prima di lei il Premio era "una macchina del consenso" offende e sputa nel piatto in cui da alcuni mesi lei stesso decide e s'impegna.
Quale consenso? Guardi che le parole a vanvera non servono, bisogna essere precisi e astenersi dalle allusioni, utili solo a creare confusione e incertezza.
Carfo prof., ma perchè invece di limitarsi a lamentarsi - perdoni il bisticcio di parole - e attendere decisioni altrui, non immagina di costruire un pianno di rientro, di sperimentare rapporti con i cosidetti 'privati' (associazioni) e proporre un Premio diverso, aperto davvero alla città e al territorio, come indubbiamente era nel segno originale - ben visibile ai cittadini diversamente dal suo, purtroppo - di chi l'ha preceduta?
Perchè non chiama a raccolta qualche altro scrittore, intellettuale per una riflessione complessiva sulla stato della cultura e del Premio, a Napoli e non solo?
E infine, certo che i 'dipendenti' non pagati da tre mesi devono ricevere subito gli stipendi; ma una crisi così profonda durava appunto, almeno da tre mesi: perchè ne parla solo ora, caro Frasca?
Speriamo almeno che dopo la sua 'ammuina' sulla "Repubblica", la politica alla quale pare richiamarsi risolva subito il problema delle spettanze dei lavoratori e anche il futuro del premio di Napoli. Cordialmente francesco d'angelo
giovedì 20 dicembre 2012
danzarono danzanti
mi ritrovai
sul bianco strisciato
con il verde educato accanto
e il rosso salutato
ho creduto di morire
forse lo ero
ancora non lo sapevo
troppo caos
non aiuta a pensare.
tra sguardi frecce di parole appuntite
e mani lanciatrici di bombe.
Nessuna musica di banda mi accompagnava a piedi
cercavo melodie e venature jazz
cercavo Louis Armstrong e la sua tromba
cercavo l'ascolto di poesie sussurrate
niente fiori puzzolenti e tristi
e parolai di parole
di caffè di bar e barzellette e mani giunte e assassine.
Volavo urlavo mi dondolavo
la schiena alla strada dritta e nera
rumori di guerra ombre danzavano danzandomi a cerchio
parevo la preda di una oscura inciviltà
il caos ancora si affacciava sulla piazza
voleva gocciolarmi con acqua avvelenata
mi scanzavo giocando
spezzato rapito da un raggio di sole
sospiravo.
La carozzella capovolta sorrideva con le ruote a girotondo impazzito
c'era fretta intorno qualche sospiro.
Stanco addormentatomi chiamai Gleen Gould
che lasciò la copertina con il suo piano
il maestro ancora con la mano sulla guancia gli sorrideva
pacioso, riflessivo sereno
pure io ora lo ero
ora sentivo in lontananza la zingara fisarmonica
quando venne la chitarra
chiusi gli occhi quando posero sotto il mio capo un libro
voltai a mancino lo sguardo
il treno partiva la maestra faceva un cenno di mano
altrove preparavano la macchinetta del caffè
sospirando mi addormentai.
Contro i matrimoni forzati e le violenze culturali e religiose nei confronti delle ragazze.
Purtroppo anche in Italia le pratiche barbariche e medioevali riescono a farsi strada.
Il matrimonio forzato, imposto dai genitori senza il consenso della ragazza, avviene tra violenze, complicità e omertà. Il luogo dove tali orrori si realizzano sono le mura familiari e parentali.
Nessuna aiuta queste ragazze straniere (in particolare sono di origine indiane, marocchine, pachistane, bengalese ) tutti a dire che "è un problema culturale e del loro paese".
Dimenticano costoro che la dignità e la libertà delle ragazze viene prima di ogni cosa e poi le leggi italiane non consentono simili barbarie.
Però bisognerebbe denunciare tali medioevali imposizioni praticate da genitori e parenti, però bisognerebbe aiutare queste ragazze, però bisognerebbe avversare tali pratiche definite culturali ma di cultura non hanno proprio nulla.
E' necessario da parte di tutte e tutti coloro che ritengono la dignità delle persone e la loro libertà superiore ad ogni cultura e pratica religiosa di denunciare queste imposizioni e offrire loro solidarietà
per liberare in Italia le donne, le ragazze da tali forme primitive impositive.
Bisogna scegliere tra la denuncia e le libertà e il fare sottostare alle barbarie di ogni tipo tantissime ragazze, scegliamo di esserci noi con le leggi dello Stato Italiano non diamo spazi ai predoni di progresso e civiltà.
Questi vogliono imporre un mondo triste, buio, violento, un ritorno al medioevo, dove il potere dei potenti e quello della chiesa avevano la forza di decidere sulla vita di tutti.
Pre Auguri per un mondo nuovo 2013
mercoledì 19 dicembre 2012
India/NO
India: violentano ragazzine, violentano donne ovunque anche sui pulman, defecano per strada.
In questo Paese la tradizione religiosa oltre ad essere articolata è purtroppo radicata, infatti la loro tradizionale formula di augurio 'hindu' in occasione delle nozze recita: "che tu possa essere madre di un centinaio di figli maschi". Le femmine sono da sempre una scelta di secondo valore, come dentro le gerarchie vaticane ma ancora prima negli anni si usava pensare in Italia, solo che noi tali barbarie sono state superate tranne qualche medioevale resistenza che tanti drammi produce nella vita sociale ed economica del nostro Paese.
In vaticano la presenza femminile è tenuta distante da ruoli decisivi, questi invece sono occupati esclusivamente dal genere maschile, dal papa fino a chi lo elegge e così via.
Alle donne solo ruoli di sostegno al sistema di potere gerarchico maschile, di subalternità al potere gerarchico maschile, di sudditanza addirittura al potere gerarchico di genere maschile.
Insomma una "religione" esclusivamente maschilista sul piano pratico e terreno, forse alle donne i gerarchi del vaticano hanno pensato ad un'altro regno, ma di questo non voglio assolutamente parlare perchè fa parte della sfera individuale di tante persone.
India orrore.
Tra i numerosi Paesi dove la barbarie maschilista è forte e istituzionalizzata, spicca l'India.
Le donne vengono considerate 'esseri inferiori' senza dignità.
Tale barbara cultura è così radicata che è stato calcolato dalle Organizzazioni Umanitarie, che in India si pratica una continua strage al femminile.
Uccisioni nascoste, occultate, spesso vengono bruciate vive e considerate, perchè fatte considerare 'comuni incidenti domestici' a parlare sono gli uomini.
Le sfortunate vengono cosparse di cherosene e poi bruciate vive da marito e i parenti, tutti vedono, tutti sanno, tutti ascoltano ma nessuna parla, peggio dei siciliani, napoletani orrendi di una volta, non sull'uso del kerosene, perchè in Italia si usava il coltello e la lupara, ma sulla omertà diffusa che trova complicità nelle cosidette forze di polizia e dei politici territoriali e centrali.
Si presume che il governo indiano tra 10.000 e ancora 10.000 donne bruciate vive dirà..."opperbacco cos'è stò fumo?"
India conosciuta come il territorio libero di praticare violenza nei confronti delle ragazzine, infatti vengono sposate piccole, con uomini ovviamente adulti che ne vantano il bieco possesso.
La violenza è estesa sia nellE zone definite 'rurali' che nelle grandi città, infatti è di queste ore l'ultima violenza subita da una studentessa su un pulman da un gruppo di 'uomini', che dopo averlA picchiata l'anno violentata e poi indisturbati e tranquilli si sono allontanati.
I mass media, in particolare le televisioni ci presentano un'India dal volto sorridente, danze, sorrisi, matrimoni, ricchezze, lusso, pacchianeria e opulenza.
Dov'è invece l'India della sofferenza e della violenza nei confronti delle bambine e donne?
l'India è prevalentemente un immenso territorio attraversato quotidianamente da barbari che praticano violenza sul genere femminile di tutte le età, una cosa di cui dovrebbe profondamente vergognarsi.
Ma nessuna parla, di questi barbari e di questa cultura che alimenta, sostiene, giustifica la violenza e la sottomissione del genere femminile bambine e donne.
Questi barbari defecano anche per strada e nessuno dice niente.
India un immenso territorio perduto alle barbarie e all'inciviltà due orrende cose che camminano insieme sulle gambe del genere cosidetto maschile.
Diciamo dunque per quello che potrà essere utile, scriviamo: non alle violenze su bambine e donne.
India/NO !
domenica 16 dicembre 2012
viva la vita
Voglio colorare
e cercherò
cercherò i colori dell'amore
quelli della mia città
senza camorristi.
Voglio colorare
Il rosso della passione e delle rivoluzioni
il verde delle vallate e del Bosco di Capodimonte
il bianco delle Alpi e del mio Vesuvio
scarterò il nero
colore del mio amato gatto
lucido e fiero.
Accarezzerò sempre il mio gatto
ma scarterò il nero dei camorristi, dei papi e degli altri portatori d'odio
disegnerò l'inno alla vita
al posto delle finestre, delle torri parlanti e dei vicoli assassini.
Disegnerò l'inno alla vita
al posto delle lacrime che innondano il Nilo
disegnerò l'inno alla vita
al posto degli incubi che sorridono e ti inginocchiano
disegnerò l'inno alla vita
al posto del piombo, delle lapidazioni, delle impiccaggioni
ma pure dei roghi delle sentenze di morte.
Proverò a usare i colori dell'Universo
quelli del cuore
quelli della libertà
per sconfiggere l'odio.
Combatterò i cantori d'odio
sono Partigiano.
venerdì 14 dicembre 2012
No agli anatemi dei parolai con le scarpe rosse. No agli anatemi scagliati dai vestiti di bianco, rosso, blu, giallo, nero, marrone, in tutte le parti del mondo che vogliono imporre i loro incubi all'universo.
Per un futuro di Pace, Amore, Fratellanza, Tolleranza, Comprensione, Democrazia, Libertà, Laicità, Felicità per tutte le donne e uomini in ogni parte del mondo a partire dal cortile di casa.
Il passato si è nutrito di paure, roghi, condanne, violenze, sottomissioni, violenze diffuse e praticate da persone crudeli che hanno ostacolato la civiltà e la ostacolano ancora.
I portatori di Olocausti sono coloro che impongono le loro idee non rispettando le altre, il mondo è pieno di persone così.
Ritengono le loro convinzioni leggi da imporre agli altri.
Lo fanno con il sorriso, le scarpe rosse, i sandali e gli abiti lunghi e colorati, le divise militari e gesti strani e guardano il cielo e molti hanno la barba altri invece no, tutti sono di genere maschile.
Vogliono sottoporre l'umanità ai loro credi religiosi e perseguono la costruzione di stati religiosi, vedi quanto accade ancora in Italia, vedi quanto accade in queste settimane in Egitto, vedi quanto accade in giro per il mondo.
I nuovi dittatori indossono vari abiti e diversi tra loro ma perseguono la sudditanza, la sottomissione
delle persone, le fanno pregare, le fanno inginocchiare, le fanno strisciare, piangere, disperare.
Bisogna difendersi con la consapevolezza dei valori della democrazia della laicità, della consapevolezza di nascere libere e liberi e non violenti senza nessuna intenzione di sottomissione.
Questo drammatico rischio di perdere la democrazia è ancora presente.
Il futuro ha bisogno di donne e uomini consapevoli.
Anticipo di Auguri 2013.
mercoledì 12 dicembre 2012
dal terrazzo gli infiniti ricami
S'affacciò la luna circondata da luccichii di stelle
l'intero stagno brulicava di riflessi di luce e di vita
numerose rane dedicavano un concerto alla luna di sopra
che incuriosita ascoltava raccogliendo altri suoni che si annidavano ai bordi dello stagno
tutto pareva una melodia storta
gentile la luna di sopra sostò ancora poi si allontanò.
Il caos della città di sotto la chiamava
sorvolò gli intellettuali in altalena
non si curò degli sberleffi privi di sostanza
amareggiata sostò sui corpi uccisi
pianse la paura dei bimbi e sui genitori falliti che
scambiarono le lacrime della luna per acqua minerale.
Sostava adesso sul balcone delle tende al vento dove si rifugiava lo scrittore
ascoltatore di Glenn Gould nella città della tarantella
all'ultimo piano del palazzo della testa di cavallo in fondo al cortile.
Le note del piano lievitarono la sua presenza e si trovò vicina al terrazzo
sorprese il pensatore al telescopio che la cercava disperatamente
dopo avergli illuminato la dolente schiena la luna comprese che mai si sarebbe accorto della sua presenza così fuori posto e così vicina.
Ritornò sommessa in alto.
Le rane l'accolsero ancora
il gracchiare era musica al contrario
le note si arrampicavano al contrario sui fili del pentagramma
sgonfiate poi tacquero.
Lo scrittore ancora la cercava faceva la corte alla luna
accadde che i loro sguardi s'incrociassero come nell'universo
quando lo zucchero e il miele si fondono indicando alle città nuovi sentieri per scoprire le amorosità che ingigantiscono quelle ostacolate, lapidate, sparate, impiccate, celate.
Gli sguardi dell'amore regalavano nuovi infiniti ricami che scioglievano
le titubanze della volpe
non ancora ricamavano l'esistenza
non ancora fermavano gli assassini
non svegliavano i dormienti e i pigri
non facevano volare la città di sotto e resisteva chi per fare scrivere voleva i polsi.
Quando si sveglia un popolo se nemmeno gli assassini a scuola danno la resurezione all'indifferenza?
Dalle aule delle scuole deve nascere il nuovo e non farlo uccidere ancora giunco.
Quando un po' di Africa ti verrà vicino per abbattere i tuoi faraoni
fermati dov'è il barbuto nella tua città
lavati alle sue acque del sangue che tutto copre
abita la città e vola a Scampia e ara la terra della ribelle testimonianza e salva
gli occhi dalle tenebre e il sorriso del domani
l'assassino di camorra ha messo radici nella vita quotidiana è normale
le mura della vergogna si alzano e circondano quartieri e vicoli e
si parla sommessamente e si spara malamente
abbiamo bisogno di scudi di libri abbiamo bisogno di farci sentinelle
libri per ogni proiettile sparato libri per ogni disperazione scippata
maestre al posto di palloni e bambole
maestri al posto di stadi colmi di urla e violenza e calciatori miti non servono
ma genitori consapevoli al posto delle televisioni
nonne e nonni liberati dagli angoli bui degli ospizi
meno funerali e più costruzione di gioia
meno preti impauriti
e riconoscenza ai poliziotti
siamo nati per essere felici
ma bisogna costruirla
la gioia.
Quando i sogni usciranno impregnati di zucchero e miele per essere realtà?
sabato 8 dicembre 2012
gattopardi i potenti di Napoli
Sostò la luna di sopra al canile
quando il peloso cominciò a scrivere
la luna attese dolce
il punto finale
il respiro liberatorio
i battiti del cuore ansiosi.
Lesse poi compiaciuta
ne indicò
le pagine che avevano urlato
scomposte le pieghe della vita della città di sopra
lesse compiaciuta
e ne indicò
le pagine che avevano urlato
scomposte gli interrogativi della città di sotto.
Non fiocchi colorati intorno alle storie del peloso
i mercanti sulle scale però attendevano curiosi
fu un attimo di illusione ma
vennero cacciati dall'abbaiare del peloso.
Poi venne lo sberleffo dello scrittore al soldo del gattopardo
che coprì le ferite
senza guarirle.
aperte come portafogli.
Lo sberleffo riportò i mercanti al basolato delle scale.
Il sole scaldava la città distratta
quando il peloso chiuse il libro
il punto fu il dolce esito
il suicidio fu il caffè cortese
donato alla città dell'oblio.
In mezzo al mare violentavano la sirena
lo sberleffo dava il tempo
in via Chiaia regalava biglietti del teatro
inseguivano i pelosi i figli di genitori falliti
nei mercati si spacciavano libri antichi
nel Palazzo Serra di Cassano gli intgellettuali banchettavano
l'oltraggio.
Tutti intorno alla luna e i falò di libri
il fumo della conoscenza
disperava il sapiente
dai capelli d'argento
aveva raccolto e curato conoscenze
ancora i gattopardi erano i potenti di Napoli.
venerdì 7 dicembre 2012
BOOM/ La Napoli incolta ferisce un patrimonio dell'Umanità
In occasione dell'iniziativa "la cultura per lo sviluppo" promossa a Napoli dall'Istituto per gli Studi Filosofici e dal Rtary Club Napoli ovest:
Una nota di Franceasco d'angelo:
Ci sono scrittori napoletani come Erri De Luca in giro per il mondo che rispondono allo studio del "sole24ore" sulla qualità della vita nelle province italiane che colloca la città di Napoli al 106° posto con uno sbeffeggiante "ma facitece 'o piacere"
.
Ci sono scrittori comeil sottoscritto che invece ritengono non solo i risultati dell'indagine svolta dall'autorevole quotidiano, degno di studio e approfondimento assieme ad altri studi locali, come ritengo che ai parolai di mezza tacca dovrebbe esseere impedito il governo di un Paese, perchè appunto chiacchieroni, venditori di fumo, ingannatori, così come bisognerebbe innovare il cosidetto dibattito tra i soliti noti quando si parla e sparla della città di Napoli.
Da tempo gli scrittori napoletani dovrebbero non accomodarsi all'ombra del Vesuvio, "in nome di un amore per la città che sa di ipocrisia e opportunismo".
Nell'aderire alla menifestazione promossa a Napoli dall'Istituto Italiano per Studi Filosofici e dal Rotary Club Napoli Ovest "la cultura per lo sviluppo e il progresso" che raccoglie i risultati e l'appello del 'sole24ore' nel suo manifesto, mi auguro che tale pregevole iniziativa trovi grande partecipazione della cittadinanza, ma tracci un percorso concreto, capace di costruire risposte adeguate ad una città, Napoli ed un Paese che esprime molti saperi e nello stesso tempo ha sete di cultura, elemento fondamentale della qualità della vita.
Ecco perchè ritengo che accanto a pregevoli iniziative come queste,ritengo necessario rompere una volta per tutte ilmodo logoro, banale di leggere e presentare Napoli, che ha bisogno essenzialmente di poche cose, rinnovato sviluppo,difesa dei suoi tesori rinnovata lotta alla criminalità.
Ma la condizione che può rendere possibile un percorso di cambiamento è che Napoli sia vissuta dai napoletani come 'nuovi cittadini' e non da 'abitanti' della città.
C'è distanza abissale tra essere cittadini nel luogo in cui per esempio si svolge il Convegno di Palazzo Serra di Cassano ed abitare una città/patrimonio dell'Umanità, amata, sostenuta e ammirata dall'intera Europa colta, dove invece Italiani e Napoletani sono complici ed esecutori di sfregi gravissimi come per esempio i furti alla biblioteca dei Girolamini, o l'inscatolamento di volumi, tesori librai dell'Istituto dell'esigne e valoroso Gerardo Marotta.
Bisognerebbe ribellarsi dall'asfissia del pensiero dominante che però produce 'grasso' a chi vuole che nulla cambi, una sudditanza furba che tanto male ha provocato e provoca, come l'atteggiamento di chi 'sberleffa' uno studio ('sole24ore') frutto di impegno di persone che hanno lavorato, come chi ha offeso l'Unesco infierendo un primo colpo all'Istituo Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio 14.
Il futuro di Napoli può fare a meno di questi 'ricamatori e magliari' se però altre e altri che ci sono e sono tanti, tanti umilmente 'battono un colpo'.
"BOOMM".
giovedì 6 dicembre 2012
gianni, gianni, gianni rodari
la balena vive in mare ma non è un pesce/ il pipistrello vola ma non è un uccello/ e certa gente chissà perchè pare umana e non lo è./
senza
I parolai di mezza tacca
vogliono infiocchettare la vita
e l'amore
col filo spinato.
e convincerti che sono le parole
degli dei.
Non credeteci
sorridete
agli dei se volete
e
scartate i parolai
e liberi amate
leggete
abbracciate il mondo.
Vivendo sorridete
alla vostra ombra
che fin quando vi seguirà sarete ancora umani.
I parolai di ogni luogo
camminano senza ombra
pure senza dei.
mercoledì 5 dicembre 2012
Ai distratti napoletani: ehi, diamoci un taglio !
di francesco d'angelo
Napoli 2 dicembre 2012
nota riferita all'articolo di alcuni giorni fa del "sole24ore" sulla vita nelle città italiane che classifica Napoli al penultimo posto e le discutibili considerazioni di uno scrittore napoletano.
Ai parolai di mezza tacca dovrebbe essere impedito il governo di un Paese, perchè appunto chiacchieroni, venditori di fumo, ingannatori, insomma vicini alla categoria antica dei 'magliari', che però almeno si adoperavano per povertà.
Ciò premesso, non ci si deve tagliare le vene in quanto Napoletani leggendo la recente ricerca dell'autorevole quotidiano "il sole24ore", che in base ad una serie di dati: 'ordine pubblico, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, tenore di vita, tempo libero ecc- ci consegna una classifica di città per qualità della vita vede Napoli al penultimo posto 106°, l'ultima è Trapani.
Un lavoro quello del 'sole', da studiare e approfondire, per allargare la ricerca d'interventi positivi, per provare a costruire una Napoli migliore e un Paese migliore, e più unito su una più avanzata qualità della vita: una sfida che andrebbe raccolta ad ogni livello di governo, di espressione economica sociale culturale e da ogni singolo cittadino, dal nord al sud del Paese.
Mi piace immaginare una gara tra chi s'impegna di più a far vivere meglio le persone, in un contesto armonioso, che abbraccia i cittadini affettuosamente, consentendo loro di vivere in un contesto sano, rispettoso, solidale, sicuro per tutti a partire dalle figure fragili.
Numerose le reazioni allo studio del 'sole', in parte scontate come quelle di Napoletani che vivendo fuori città, accusano il quotidiano di azione anti-suddista.
Ne riporto qualcuna.
Dal Sud: "siete nordisti/ siete contro di noi/ da voi al nord c'è più droga/ da voi al nord c'è più alcol" e banalità continuando...da Nord, in sintesi: "il problema siete voi napoletani".
Se superiamo gl'inutili eccessi anche colorati che bloccano qualsiasi sana riflessione si può proseguire nel ragionamento, e non comportarsi come certi pizzaioli partenopei che dopo avere conosciuto la classifica ad opera del "Gambero Rosso" e le considerazioni finali sulla qualità della pizza napoletana - peraltro assai discutibili, poi corrette, si sono limitati a fare "ammuina": "siamo noi i primi in Pizza perchè è così! : per data di nascita, per storia, perchè qui c'èra la Regina, perchè l'aria è fresca, perchè abbiamo il sole, il caffè, 'o mare 'e Napule, 'o golfo 'e Napule, il mandolino 'e Napule, 'o furn'è Napule, 'a legna è Napule, ecc.
Non un pensiero che si avvicinasse al tentativo di andare oltre il prodotto finito, per affrontare i problemi collegati alla pizza: l'ambiente in cui nasce e si trasforma il latte per esempio, il pomodoro, la filiera agro alimentare, Quale la sicurezza alimentare riscontrabile, verificabile, la qualità dell'ambiente interno ed esterno al locale. Quanto smog s'ingoia assieme alla pizza? ecc.
Cosa fare per non vivere solo sui ricordi e invece qualificare, innovare, migliorare, progredire?
Niente:...pizzaioli offesi. Certo accompagnati dalla levata di scudi da parte di numerosi giornalisti, opinionisti, politici, che stanno zitti per un'anno intero e poi in schiera scendono trovando calorosa accoglienza sui quotidiani locali, scendono a "difendere" (giustificare e consolare) un territorio che invece meriterebbe come difesa autentica 'azioni di recupero, bonifica, rilancio'.
Sulla ricerca del 'sole24ore' per qualità della vita che vede Napoli al 106° posto, è intervenuto anche lo scrittore Erri De Luca; ecco stralci delle sue considerazioni: "non conosco bene i criteri di questa indagine; ma considero qualità della vita poter vivere la Napoli di notte, poter mangiare cose squisite nella Napoli con i suoi prezzi bassi, è qualità della vita a Napoli il suo vento, è qualità della vita a Napoli il suo mare, è qualità della vita a Napoli il suo caffè napoletano, è qualità della vita a Napoli la pizza napoletana, è qualità della vita a Napoli l'ironia napoletana, è qualità della vita a Napoli la sua storia che affiora da ogni statistica...Napoli è qualità della vita, eliminate Napolio nelle prossime statistiche troppo fuori scala, perchè Napoli è esagerata per èpoterla misurare..."
'Cribbio Ballerino' quanto attaccamento deve provare questo scrittore per Napoli che lo spinge ad ad asserire "io non vedo, io non sento, io non parlo"...come le tre scimmie.
Mi ricordano, le tre scimmie, certi scittori, troppo innamorati della città che si guardano bene dal vivere quotidianamente, sfruttandola invece per trarne plauso- il peggio dell'opcrisia intellettuale, continuando a dipingerla come NON è. E se qualcuno studia, ricerca, scava intorno alla realtà di fatto, anzicchè approfondire studiare, quegli scrittori innamorati scelgno " 'o bbene sfrenato" :chiusura a prescindere con fette di pizza fumante su occhi, orecchie e bocca.
Napoli è una pessima città per una maggioranza di persone che ci vive malissimo e per una quantità che vi 'sopravvive', cioè i cittadini "agli arresti domiciliari"...ma no!, non per problemi con la Giustizia, ma perchè portatori di disabilità: le persone che per muoversi devono per esempio usare la carrozzella e/o essere comunque accompagnati.
Li avete mai visti per strada?
Li incontrate nei vicoli?
Li incontrate in piazza?
Li incontrate nei locali, davanti al mare così affascinante nelle giornate di vento?
Li trovate al caffè o in pizzeria dove la Regina di Napoli è offerta a prezzi contenuti?
Dite la verità quante volte li vedete nei bar e in locali brillanti della vita notturna napoletana?
E' a partire da come vivono i più 'fragili' che si deve misurare il livello di civiltà e benessere di una Comunità.
I risultati del "sole24ore" dovrebbero incoraggiare le persone vere a riflettere e adoperarsi al futuro, un futuro senza camorristi per esempio.
Napoli dunque per me che ne amo il mare, il Vesuvio e 'o cielo, 'o centro storico, e Piazzetta Nilo e Piazza Domenico Maggiore e Piazza del Gesù, via Tribunali, via Torino, via Caracciolo, vico Scassacocchie,vico dei Panettieri, Porta Capuana, l'Ospedale San Giovanni Bosco, l'Ospedale San Gennaro, Il Museo di...(ecc) è all'ultimissimo posto di una qualsiasi graduatoria di civiltà e spero che non venga mai cancellata da indagini statistiche, come qualcuno auspica 'trescimmie'; invito perciò tutti me compreso, ad essere meno "plebonapoletani" e più "progresnapolitains".
martedì 4 dicembre 2012
all'ombra d' 'o Vesuvio
Gli asini non leggono i libri
a volte però
con la penna stilografica
li scrivono.
Usano il riposo della montagna per sopravvivere
sull'altalena dondolano pure 'a capa
non quando mangiano, però.
Hanno ai lati occhi confusi
non cercano l'orizzonte.
Sotto l'azzurro d' 'o cielo
soffiano ai fari
'e vvonno stutà
sotto l'azzurro
d' 'o golfo affogano a mmare.
All'ombra d' 'o Vesuvio
gli asini ragliano
tu prova a farli piangere
tu prova a farli ridere
saranno sempre 'e stess.
Gli asini so' comm 'e ciucci
non aizano 'a capa
ma si lusingano
assai, assai.
lunedì 3 dicembre 2012
...forza napoli
Vogliono il cambiamento
urlano al cambiamento
predicano il cambiamento
gli intellettuali di città.
Paiono come polli di batteria.
Sono uguali a se stessi
non cedono al rischio del nuovo
se proprio devono allora
si difendono parlando d'amore per la città che vogliono uguale a ieri per non avere sosrprese.
Gli intellettuali respingono nuove cartoline
bruciano classifiche
bloccano le clessidre
amano il pino, il,vesuvio e il campo di pallone.
Sostituiscono il pensiero con
l'amore per la città sospesa.
Innamorati
del sole in città
del mare della città
del vento in città
del caffè della città
la pizza in città
il pallone in città
l'ironia della città
della mamma in città
della madonna della città
dei figli in città
'o core d'à città
e si scordano 'a città.
I peggiori nemici della città sono gli intellettuali
quelli pieni di maglie
i magliari
venditori di verbi all'ortica
annebbiano i deboli aquiloni nel vento della città di sopra
deridono le scie graffiate sui soli stranieri
spaparanzati nei meandri della città di sotto
si tengono stretti il mare della città, il vento della città, il caffè della città, anche il piombo lusingatore della città, la notte in città, i prezzi bassi in città, la cortesia della città e leggono poesie d'amore per la loro città
e assettati urlano
...forza napoli.
fretta e frittelle
Le poesie
le poesie nascono frittelle
Non puoi cibartene subito.
Subito ti regalano la loro storia festante affollata
bisognosa di pausa
ancora nervose
prima di tuffarsi nell'olio.
Si volteranno agitate come chi non ha sonno
friggeranno tra bollenti lenzuola e cuscini lontani
frsc frsss
cambieranno colore
poi cambieranno calore quando infine vestite di zucchero a velo
...allora solo allora.
domenica 2 dicembre 2012
gerani e caffè
Non rifiuto mai un caffè
quello dell'Amicizia è sempre caldo
profumato dolce al punto giusto.
Il caffè è della compagnia è
spesso frettoloso altre pacioso sempre ruffiano.
Il caffè non appartiene alle carte solitarie
quelle
arrampicate
a fare castelli sul tavolo deserto
quella tazza arrampicata non sà da bere
Sopra i binari
nasce la compagnia
dentro la folla degli onesti s'intrecciano le dita
discretamente sciarpe ricamano colli infreddoliti
tra odori al cioccolato e
sorrisi che raccontano storie che girano intorno a
tavolini tondi al bar tra rosse palle di natale.
Occhiate inarrabili attrversano fragranti cornetti complici
di pizze fritte
di sgradite improvvisate spuntate
da angoli coperti
di montagne di libri
colti in flagrante bacio al bar.
Lontani dai tranquilli cortili
all'ombra di gerani
resistenti come il genere umano che non si piega agli dei.
resiste l'pamore di sotto
tra altri fiori di
donati pensieri sognanti
che trovano il tempo di uno starnuto
di un rumore che tutto mette in fuga
anche la vita ha il raffreddore a volte ti allontana l'attimo.
Poi la vita ritorna al sole
sopra le traversine giardino tra i binari
di fiori robusti come le copertine di libri colorati
come le voci viaggianti quelle sognanti, quelle scocciate quelle piangenti che si aggrappano alle ruote, quelle che non si tolgono le scarpe ma rauche continuare a proseguire.
Una tazza di caffè
al bancone gocciolato del bar
il panno veloce asciuga la rugiada
il vapore non è nebbia
mentre gesti gentili si fanno zucchero e cucchiaino
tra poco il saluto aprirà tutte le porte alla giornata
sognerò la tua vicinanza
berrò altro caffè
il caffè diventa te
mi osserva saporito
vispo, composto curioso
poi sorride sott'occhi
mentre ti porge l'acqua
lui ti premierà dopo.
Ti hai già sorriso.
quello dell'Amicizia è sempre caldo
profumato dolce al punto giusto.
Il caffè è della compagnia è
spesso frettoloso altre pacioso sempre ruffiano.
Il caffè non appartiene alle carte solitarie
quelle
arrampicate
a fare castelli sul tavolo deserto
quella tazza arrampicata non sà da bere
Sopra i binari
nasce la compagnia
dentro la folla degli onesti s'intrecciano le dita
discretamente sciarpe ricamano colli infreddoliti
tra odori al cioccolato e
sorrisi che raccontano storie che girano intorno a
tavolini tondi al bar tra rosse palle di natale.
Occhiate inarrabili attrversano fragranti cornetti complici
di pizze fritte
di sgradite improvvisate spuntate
da angoli coperti
di montagne di libri
colti in flagrante bacio al bar.
Lontani dai tranquilli cortili
all'ombra di gerani
resistenti come il genere umano che non si piega agli dei.
resiste l'pamore di sotto
tra altri fiori di
donati pensieri sognanti
che trovano il tempo di uno starnuto
di un rumore che tutto mette in fuga
anche la vita ha il raffreddore a volte ti allontana l'attimo.
Poi la vita ritorna al sole
sopra le traversine giardino tra i binari
di fiori robusti come le copertine di libri colorati
come le voci viaggianti quelle sognanti, quelle scocciate quelle piangenti che si aggrappano alle ruote, quelle che non si tolgono le scarpe ma rauche continuare a proseguire.
Una tazza di caffè
al bancone gocciolato del bar
il panno veloce asciuga la rugiada
il vapore non è nebbia
mentre gesti gentili si fanno zucchero e cucchiaino
tra poco il saluto aprirà tutte le porte alla giornata
sognerò la tua vicinanza
berrò altro caffè
il caffè diventa te
mi osserva saporito
vispo, composto curioso
poi sorride sott'occhi
mentre ti porge l'acqua
lui ti premierà dopo.
Ti hai già sorriso.
...parolai di mezza tacca
disfarsi di pietre abitudinarie
di mura impastate con lacrime e preghiere
di sassi assassini che cecano sguardi di bimbe
di mura come coperte e veli con cancellati
scegli la paglia e il fango
tutto è incominciato da lì.
Venne dopo il cemento e gli ingenieri, e gli architetti e i militari e i credi inginocchiatori, i cantanti sordi gli scrittori ciechi e gli avvocati a polli
i pennelli al posto dei visionari interessati hanno regalato parolai di mezza tacca
Questi hanno prosciugato i calamai
sostituito con il sangue l'inchiostro
il portafoglio al posto del cuore burlato
l'indice e il pollice silenziosi sussurri canterini alla pietà
hanno bruciato le palme e i ruscelli
hanno sgozzato le pecore e spiaccicato i becchi e le piume sulle mura dell'amore
poi serrato poeti in camici bianchi
spento sorrisi resuscitati nella gioia di scrivere
ora ti vogliono in Palestina per completare l'Olocausto
ti offrono il thè
non berlo
nutri di follia l'ombra della libertà
costruisci assemblee di persone
cancella le moderne caserme con i fiori
scopri troverai altri forni
non smettere mai di urlare
i predoni tremano se non abbassi gli occhi.
.
...no dormire, no
No
dormire no
s'impoveriscono attimi di vita
dormire è danno
dormire è indifferenza
dormire fa star sveglio il male
dormire è riconciliazione alla pigrizia
dormire è baciare l'oblio
dormire è preparasi a morire.
Riposarsi si
quando e dopo che le hai scansate tutte
bhè offri il caffè al fato
diventane amico, conoscente mai ruffiano
spetta a lui cambiare la sua missione
tu quieta sentinella
preparala la macchinetta
tu
nessun altro
e scrutale gli occhi
tra i borbottii
del caffè che eruta
musica sul palco
balcone sul mare
se vedrai un'attimo di stanchezza nel suo meraviglioso sguardo
continua regalagli una ninna nanna.
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