giovedì 25 aprile 2013

l'una con l'altro


Urlammo al dolore - prima dell'amicizia amorosa - condividemmo le sfide dell'esistere fino al tramonto  - che pure fece la sua parte d'ipocrisia - si allontanò dopo il caffè - rimanemmo Lei e me - io inutile senza Lei - lei svuotata senza me - ci sentivamo indispensabile una con l'altro - ma necessari a combattere il fallimento degli affetti costruiti - fummo distrutti dalla sua timidezza
il nuovo non sempre ha il suo fascino - spesso il già conosciuto pur insoddisfacente è una garanzia.

mercoledì 24 aprile 2013

dimmi



Dimmi chi escludi e ti dirò chi 6.

mia madre



Amo la matita e il foglio bianco
mi commuove la penna a pennino e il calamaio
la carta assorbente e la gomma da cancellare
e la caramella da addentare.
Amo te che cuci i calzini
con l'uovo di legno e affini
Amo te che cuci le lontananze
e sorridi nelle tempeste
tra il tallone l'alluce e Robinson Crosue sulle scale del Duomo.
Mi hai insegnato a fare a metà con l'altra fame
a non spaventarmi degli occhi incrostati.
La fame non la vedi la senti
dopo la comunione masticata
nei vicoli
tra sfogliatelle e zeppole e panzarotti.
La fame e i sogni stavano nascosti nei libri a Port'Alba
poi nei vicoli, tra le rughe e nelle righe riempite dei fogli.
Leggi, scrivi, sorridi lavati dicevi e sconfiggerai
la fame dei beboli.
Ancora leggo ma scrivo di più
non ho sconfitto la fame dei deboli
ma non sono suo servitore.

saziano i diritti



Non portate un diritto in vaticano
sarà un bel falò
ma non scalderà i cuori
cuocerà lentamente
mentre lo condiranno con rosmarino e sale.
Un rutto completerà il rito
mentre i gerarchi fumeranno
e le badanti puliranno consumando i resti.
Infine gesti millenari
accompagneranno le lacrime
che nel fuoco troveranno calore
le mani andranno mantenute distanti dai resti ardenti
per non arroventare i metalli alle dita
ma si vvicineranno sommessamente al rito del ringraziamento.
Anche oggi si è spento un diritto
e tantissimi hanno mangiato.

martedì 23 aprile 2013

mercoledì 17 aprile 2013

Si ascolta il frusciare di foglie che disegna una nuova cittá una nuova cittadinanza dove non si chiedono passaporti ma solo pensieri scritti e salti nel buio.
Guardare e ascoltare/ il frusciar di fogli /osservar

Scaffali e libri

 Ho spostato scaffali e sedie /per facilitare il cammino / gli ostacoli non hanno rallentato i passi / verso il balcone palcoscenico  della vita / dove le le persone si avvicinano agli dei.

sabato 13 aprile 2013

venerdì 12 aprile 2013

da Napoli: francesco d'angelo: questi commercianti napoletani senza scuorno



di Francesco D’Angelo*

 

I commercianti napoletani senza scuorno che giovedì 11 aprile hanno pacchianamente e selvaggiamente inscenato cortei violenti nella forma, lanciato imprecazioni e malessere contro alcuni provvedimenti riguardanti la viabilità, sono gli stessi che:

 insudiciano i marciapiedi con scarti e rifiuti, bloccano il traffico durante la giornata per scarico merci per il loro esercizio, invadono i marciapiedi esponendo loro mercanzia ma se la prendono con gli extra-comunitari che li imitano,  sfruttano i propri dipendenti violando leggi e contratti di lavoro praticando il "cavallo di ritorno", sono tra gli evasori fiscali più agguerriti, piangono sempre miseria, parcheggiano le loro due o quattro ruote più o meno appariscenti fuori ai propri esercizi commerciali e qualche volta parcheggiano i SUV sopra i marciapiedi, umiliano e penalizzano adulti e ragazzi portatori di carrozzella occupando i marciapiedi, ai rumori cittadini addizionano 'musiche' provenienti da amplificatori al "max", non hanno mai aderito ad alcuna manifestazione di impegno civile perché per essi “‘a politica è tutta sporca…”.

Questi commercianti senza scuorno, infine, hanno lasciato solo il singalese Joseph Sumiththa, mentre veniva taglieggiato da delinquenti e dopo aver sporto denuncia s'impiccava con un lenzuolo a causa della forte depressione: eppure era un commerciante anche lui.

Sono questi i commercianti omertosi e senza scuorno che abbiamo visto e ascoltato durante il violento corteo dell’11 aprile 2013.

Napoli non ha bisogno di costoro che portano in petto la serpe dell'inciviltà, del dispregio di leggi e regole di un vivere civile e solidale, degno di questa città, di cui assieme ai parolai di mezza tacca sono acerrimi nemici.

 

 * scrittore, Premio Letterario Nazionale 2012 “Torre Petrosa” – Vibonati per il romanzo “La luna di sopra”, Graus Napoli.

 

http://piazzettanilo.blogspot.it/

 

 Napoli 12 aprile 2013

 

 

...papaveri rossi abbracci appassionati, sorrisi e strette di mano fanno bene alla salute. Grazie

 
 

giovedì 11 aprile 2013


Il Magnifico Rettore Lidia Viganoni e la vista corta
Da Napoli Francesco D’Angelo*

 
Anche il Rettore dell’Università Orientale di Napoli, Signora Lidia Viganoni dimostra di avere una visione corta, incompleta della città e dei suoi problemi.

Rilevata la presenza da alcuni giorni di giostre – ovvio, per bambini - in via Partenope proprio all’ingresso dell’Ateneo, il Rettore denuncia: “E’ sconcertante il posizionamento delle giostrine davanti al Palazzo Du Mesnil; offende l’Ateneo ed è un’offesa e una mancanza di rispetto verso il patrimonio culturale della nostra città”.

 Il Rettore definisce dunque l’invasione delle giostrine “una mancanza di rispetto verso il patrimonio culturale” di Napoli.

Ma, scusi, Magnifico Rettore Viganoni, Lei giustamente s’indigna per “l’offesa” delle giostrine selvagge: e l’assassinio di un Patrimonio dell’Umanità come l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in via Monte di Dio, colpito  dall’insipienza e dall’odio di numerosi soggetti napoletani e regionali come lo definisce?
 
Il processo omicida è stato innescato circa tre anni fa – da quando cioè l’Istituto con sede in Palazzo Serra non riceve alcun sostegno finanziario -  e l’estate scorsa si è verificata la deportazione dei circa 360mila volumi della preziosa Biblioteca in un deposito a Casoria e in vari scantinati: dunque Lei, Magnifico Rettore, ha avuto tutto il tempo di rendersi conto di ciò che stava e sta tuttora avvenendo.

 Non mi dirà, Signora Viganoni, che non se n’è accorta ancora, o che ne è a conoscenza ma preferisce parlare di giostrine selvagge: mi scusi, ma per un Rettore mi pare un po’ poco, sebbene in sintonia con l’andazzo cittadino.

 

 

 

 *” ( Premio Letterario Nazionale 2012 “Torre Petrosa” – Vibonati al romanzo “La luna di sopra"- Napoli 2011- Graus edit.).

Da il "lupo della steppa" Hermann Hesse


"...ah come è difficile trovare una traccia divina 
in mezzo alla vita che facciamo 
in questo luogo così soddisfatto, così borghese, così privo di spirito, alla vista di questa architettura, di questi negozi, di questa politica, di questi uomini!
Come potrei non essere lupo della steppa, un sordido
anacroneta in un mondo del quale non condivido alcuna meta ".

mercoledì 10 aprile 2013

DA Napoli: "no ai parolai di mezza tacca"


N.22/ Giuseppe Galasso, il Comune, i tecnici, gli appelli mancati, gl’interessi celati. E assessori distratti.

Da Napoli lo scrittore Francesco D’Angelo: “Chi dovrebbe governare e fare cultura ha cancellato la tragedia dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”.

 

Come salvare la città di Napoli? Se lo chiedono in tanti, promotori anche di “Carte” e “Manifesti”. Il Professore Galasso, nato a Napoli nel 1929, tra le multiple cose di cui si occupa trova il tempo di lanciare un appello dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno”, e risponde che una nuova mobilitazione civica sarebbe la… “Pasqua di resurrezione meridionale” (“Corriere” del 24 marzo, domenica delle palme).

Quanta demagogia in questa frettolosa, facile espressione rivolta ai devoti. Un ulteriore nuovo ‘papa’?, forse lo stesso Professore si ispira a tale ruolo?

Bisogna dire che nel bel presepe partenopeo, l’esimio Galasso ha guadagnato in tantissimi anni di attività un posticino: quello del già visto, già sentito; un ripetersi all’infinito di ragionamenti e soluzioni superati dall’attualità.

Faremmo un torto all’Assessore regionale alla Ricerca scientifica Guido Trombetti se nel presepe non mettessimo anche lui.

A seguito dell’incendio di Città della Scienza, l’Assessore dichiara al quotidiano “Il Denaro” che a suo parere il problema non è di carattere economico: “Ci sono finanziamenti, donazioni, assicurazioni che daranno prime immediate risposte, così da avviare una rapida soluzione. Il problema principale è invece decidere dove ricostruire Città della Scienza”.

Qualche giorno prima, in occasione del convegno “Smart Innovation e Patrimonio culturale” al quale “il Denaro” dedicò ampio spazio, l’Assessore Trombetti inaugurava Databenc, Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni culturali.

“Databenc serve a fare sistema sul patrimonio più prezioso di cui godiamo, la cultura”,  dichiarava Trombetti; "… Databenc è un progetto che non serve solo allo sviluppo ma soprattutto al progresso della città… a migliorare il nostro livello di cultura, il nostro benessere in senso più ampio…”.

Ci si chiede: ma l’assessore conosce la tragedia dell’inciviltà che si è abbattuta a Napoli? Tragedia immane perché colpisce un Patrimonio dell'Unesco… sa cos’è l'Unesco, Assessore? Parliamo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: è a Monte di Dio, in Palazzo Serra di Cassano. Da tre anni non riceve alcun sostegno finanziario; da un anno i preziosi volumi della Biblioteca, circa trecentosessantamila, giacciono in cartoni, fra depositi e scantinati. Lei dov’era, Assessore, mentre avveniva questa tragedia? E cos’ha fatto, se non per impedirla,  almeno per ostacolarla? Ma forse non ricorda, perciò le trasmetto le coordinate: se la luce della memoria le si riaccendesse, Assessore, proverà a togliere polvere e ragnatele che soffocano la conoscenza, la cultura, la libertà? Farà qualcosa, insomma, con il suo Presidente Caldoro che disturba  “istituzionalmente” la Merkel in vacanza ad Ischia?

Torniamo all’illustre Galasso e al suo appello salvifico. Credo che… l’orco, chiamiamolo così, che lo storico propone di cuocere sia la persona del Sindaco di Napoli; le fiamme saranno appiccate dal nutrito gruppo di fanatici che scorrazzano alla sua Corte dei Miracoli, personalità importanti, esponenti di baronie universitarie interessati a ben altro che innovare e razionalizzare l’Università, tutelare gli studenti, combattere costi e privilegi del sistema-accademia.  

“… i due i funesti eventi della Riviera di Chiaia e di Bagnoli”, scrive Galasso: anche  qui la dimenticanza, forse per gl’impegni multipli, forse l’età, “hanno dato a tutti l’impressione di una finale resa dei conti in una partita che da tempo… si complica e si fa sempre più disperata”. “Di tutto ciò solo il tempo potrà, però, dirci qualcosa…    questo è per Napoli il momento di un governo tecnico che ponga i problemi più urgenti con precedenza assoluta rispetto a tutti i particolarismi programmatici e a tutte le appartenenze politiche e non politiche”.

Canonico esempio di qualunquismo militante: la politica sforna particolarismi; diritti doveri e regole (interessi diffusi in città dagli opinionisti della domenica) sarebbero invece assicurati dalla presenza in giunta di “tecnici”, cioè consulenti, portaborse di élites universitarie, baronie e mandarinati vari. E dove troverebbero alcuni Rettori Universitari i potenziali tecnici per la giunta salvatrice? All’Università, in fondazioni, associazioni culturali che usufruiscono di contributi pubblici?

Quale scenario ha in testa il Professore Galasso per sé e per i suoi simpatizzanti, quali finalità? Com’è che persone non  elette ritengono di poter tecnicamente usurpare il governo agli  eletti dai cittadini?

Possibile che anche al Professore Galasso, all’illustre storico sia sfuggita la lettura di “uno scandalo internazionale”, come lo ha definito l’Unesco, per cui “l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone al mondo; organizza corsi dappertutto in Europa, pubblica opere in sei lingue antiche e moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale culturale” (dal Rapporto 1993 dell’Unesco sullo stato della filosofia in Europa, a cura di Raymond Klibansky e David Pears).

Mi domando perché il professor Galasso, che vuole salvare (con i “tecnici”) la città di Napoli, non mi risulta abbia mai nemmeno starnutito per un Istituto Patrimonio dell’Umanità che si trova a Monte di Dio, proprio a Napoli: ferita da trascuratezza e miopia di dirigenti amministratori, ma specialmente di una larga fascia di studiosi, intellettuali come l’illustre Galasso che parlano, scrivono appelli e non scorgono la tragedia sotto i loro occhi.

(Mal) costume sciagurato. Napoli faccia a meno dei parolai di mezza tacca.

 

Napoli, 6.4.2013

lunedì 8 aprile 2013

...stamattina mi suona così (Gesù, rolex, Gennaro )


...mentre gesù usciva da casa andando per le vie di Napoli, un tizio accorse (lo chiameremo gennarino) e inchinandosi abbondantemente davanti a Gesù un pò sosrpreso gli domando : " maestro cosa devo fare per ereditare la vita eterna? ".Gesù rispose sorridendo appena :" Gennarì tu conosci i dieci comandamenti? non uccidere, non rubare, non frodare nessuno ecc ecc"?

Maestro urlò gennarino "ma io non vi ho detto come mi chiamo...allora siete proprio nù Dìo...'o frate tuouio". "Maestro - continuò Gennaro -  "io queste cose già le pratico e le osservo da quando ero giovanotto" - rispose Gennarino pieno d'orgoglio - Gesù gurdandolo fisso negli occhi, sorrise e l'amò, poi disse con compostezza infinita :"una cosa allora ti manca per rispndere alla tua domanda " - Gennarino rapito e con la bocca aperta ascoltava - "Una cosa ti manca Gennaro...và e vendi tutto ciò che possiedi e dallo ai poveri e avrai così un tesoro in cielo- poi dopo viene appresso 'a mè ".
Gennarino rattristato da quelle parole che gli sembrarono pesantissime ma chiare pensò : "ma chisto è scemo"...." anni di lavoro e sacrificio e qualche imbroglio spazzati via come il vento?"
Gennarino lentamente si allontanò e se ne andò dolente alla guida della sua automobile, mise in moto e con il braccio a penzoloni 'alla Rolex' si allontanò dal Porto.

Mentre Gesù rimasto solo attraversava il caotico traffico e passando da un marciapiede all'altro, notò un confusione raggruppata in un angolo di marciapiedi che guardavano il Maschio Angioino. Ascoltò le grida e le bestemmie nei confronti di sua Madre, capì di cosa si trattava, alcuni ladruncoli avevano bloccato Gennarino in macchina e con violenza si erano impossessati del Rolex, Gennarino urlava come un napoletano antico tutta la sua rabbia.

Amareggiato Gesù continuò il suo cammino cercava folli coraggiosi ma trovava solo parolai di mezza tacca; sirene spiegavano che era arrivata un volante di polizia, la folla si formava numerosa attorno a Gennaro che da lontano intravide Gesù mentre entrava in un bar, si mise a correre lasciando tutti sorpresi. Con maestria scansò tutte le macchine e affannato arrivò vicino a Gesù "vuoi acqua, caffè " domando gentile Gesù "prendi fiato so cosa ti è successo "sussurrò Gesù mentre portava alle labbra coperte da baffi la bollente tazza con la meravigliosa miscela scura.
"Gesù fate il miracolo " - implorò eccitato Gennaro..."questo non potete rifiutarlo...me lo merito!"
"Quell'orologio non l'ho finito nemmeno di pagare - catturateli voi fateli andare sotto un macchina, fateli scamazzare e salvate le tasche con l'orologio" implorava quasi in lacrime Gennarino trentenne napoletano, vestito casual e sbarbato e profumato alla massima potenza; Gennaro non era un delinquente puro ma assorbiva gli inquinamenti culturali.

Gesù ascoltò in silenzio, nel bar ora tutti aspettavano che tipo di risposta avrebbe dato il Maestro, che invece si accese la sigaretta fuori al bar e accarezzando la guancia a gennaro disse "ti auguro buona giornata - è un orologio - continuò Gesù - aspirarando la sigaretta per quanto per te importante è un orologio, per me sono importanti altre cose - ora fammi lavorare - troppi parolai di mezza tacca a Napoli appaiono e influenzano la vita cittadina, ora vado all'Istituo per gli Studi Filosofici in via Monte di Dio a rinfrescarmi le idee, poi andrò a cercare i poveri veri, perchè più si colpisce la  filosofia il sapere e le fonti che conservano accudiscono diffondono il sapere, la cultura e più si diventa poveri e a Napoli ci sono alcuni incolti con la patente che perseguono tale sciagura.
Stanno nei livelli di governo, stanno nelle Università nelle redazioni dei giornali stanno come le blatte ovunque. Credono che la povertà la si combatte ogni tanto con un po di elemosina, quando invece bisogna rimuoverne le cause di tale piaga e coinviolgere i poveri farli partecipare e non immaginarli come scimmie in gabbia dove si passa e si dona un dolciume, questa è la cultura della prepotenza dei forti, dei ricchi che non vedranno mai la luce oltre le nuvole.

Certo non tutti, ma tranne coloro che sono pieni di loro stessi, questi sono i veri pericoli per la società...i saccenti. Guarda Gennaro se al posto del Rolex avevi un libro...credo che avrei fatto il miracolo... ora fammi andare, a te buona giornata serena.  Gesù si allontanò lasciando alle spalle stupore, mormorii " di numerose persone che si erano nel frattempo accasate fuori al bar. "Ma chi 'o capisce a chisto...me pare nato Maestro " Disse un anziano in pensione -  "già ne tenimmo assai" - si aggiuse un giovane che aveva marinato la scuola - "comme se chiamma...Gesù???" Io conosco solo a Maradona chill'è nù Dìo" concluse con l'approvazione di tutti il diciasettenne barrista che gongolava per l'apprezzamenti ricevuti.

(bozza non corretta)

RIECCOLA, eccola incesellata tra due importanti autori e in buona compagnia di tantissimi altri..." la luna di sopra " c'è !


domenica 7 aprile 2013

..."Ancora tu - non mi sorprende lo sai - ancora tu - ma non dovevamo vederci più? - E come stai - domanda inutile - stai come me e ci scappa da ridere... (questa foto che ho ricevuto proviene da Google immagini, facciamola girare? )



Da Napoli : i professori, gli intellettuali, gli ammisitratori e gli interessi occulti contro l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in via Monte di Dio/ Palazzo Serra di Cassano



N21/ Galasso, il Comune, i tecnici, gli appelli mancati, gl’interessi celati. E assessori distratti.

Da Napoli lo scrittore Francesco D’Angelo: “Chi dovrebbe governare e fare cultura ha nascosto la tragedia dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”.

 

‘Le incertezze fanno sempre male, ma al sud fanno ancora più male’; ‘Il sud deve assolutamente contare, avere voce in capitolo’; ‘occorrono nuove classi dirigenti, anche se non se ne vedono in giro’; ‘Napoli città ricca di storia, cultura…; patrimonio di energie, con centri di avanguardia’: gli appelli per Napoli, su Napoli, dietro Napoli, sotto Napoli, gli appelli affianco a Napoli si ripetono  distrattamente dopo ogni disgrazia disgraziata.

Sono molti gli ‘appellanti’, promotori di “Carte” e “Manifesti”: un manifesto recentissimo è stato sostenuto anche dal quotidiano “Il Denaro”; tra gli ‘appellanti’ il più recente è Giuseppe Galasso, che tra le multiple cose di cui si occupa, i numerosi ambiti che lo interessano e le molteplici politiche attività che l’impegnano ha trovato il tempo di lanciare il “Galasso appello” dalle colonne del “Corriere del Mezzogiorno”.

Alla domanda che in tanti si pongono su come uscire dai mali di Napoli, ‘GG’ risponde con una sorta di nuova mobilitazione civica, una… “Pasqua di resurrezione meridionale”, come Galasso augurava ai lettori del “Corriere del Mezzogiorno” nella rubrica “Il tempo e le idee”, domenica delle palme, 24 marzo. Ma quanta demagogia in questa frettolosa, facile espressione rivolta ai devoti… Un ulteriore nuovo ‘papa’?, viene da pensare, da Napoli al mondo: forse lo stesso ‘GG’ si ispira a tale ruolo?

Bisogna dire che il Galasso fa ormai parte di un bel presepe partenopeo, ed ha guadagnato in tantissimi anni di attività e impegno un posticino: quello del già visto, del già sentito; un ripetersi all’infinito di antichi ragionamenti e soluzioni che l’attualità ha superato.

Ma faremmo un torto all’assessore regionale alla Ricerca scientifica Guido Trombetti se nel presepe non mettessimo anche lui.

Il 19 marzo, a proposito dell’incendio di Città della Scienza, l’assessore dichiara al quotidiano “Il Denaro” che a suo parere il problema non è di carattere finanziario: “Il problema più importante è invece decidere dove va ricostruita Città della Scienza” sostiene l’Assessore, che aggiunge: “Ci sono finanziamenti, donazioni, assicurazioni che daranno prime immediate risposte, così da avviare una rapida soluzione”.

Qualche giorno prima, l’11 marzo, “Il Denaro” dà conto del convegno “Smart Innovation e Patrimonio culturale”, in occasione del quale  ancora l’assessore regionale Trombetti inaugurava Databenc,  il Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni culturali. “Databenc serve a fare sistema sul patrimonio più prezioso di cui godiamo, la cultura”,  dichiarava Trombetti; "… Databenc è un progetto che non serve solo allo sviluppo ma soprattutto al progresso della città… a migliorare il nostro livello di cultura, il nostro benessere in senso più ampio…”.

Verrebbe da chiedersi, e io me lo chiedo, se l’assessore conosce la tragedia della inciviltà che si è abbattuta da circa tre anni a Napoli: una tragedia immane perché colpisce un Patrimonio dell'Unesco… sa cos’è l'Unesco, assessore? Parliamo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Da tre anni non riceve un soldo; da un anno i preziosi volumi della Biblioteca, circa trecentosessantamila, sono finiti inscatolati e interdetti alla conoscenza fra depositi e scantinati… Lei dove stava, assessore, mentre questo accadeva? Lei cosa ha fatto, se non per impedirla, almeno per ostacolare la tragedia? Lei cosa sta facendo o cosa sta contribuendo a fare per l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a Monte di Dio, in Palazzo Serra di Cassano? Vede, le trasmetto tutte le coordinate nella speranza di accendere suoi possibili ricordi. E se la luce della memoria le si riaccendesse, lei proverà a togliere polvere e ragnatele che soffocano la conoscenza, la cultura, la libertà? Farà qualcosa, insomma, assessore?, assieme al suo Presidente Caldoro che disturba  “istituzionalmente” la Merkel in vacanza ad Ischia? Assessore se può risponda con i fatti: le chiacchiere le faccia per coloro che l'ascoltano inebetiti. Aspetto un accenno, una risposta dall'alto della sua presunzione.

E intanto torniamo a l’illustre Giuseppe Galasso e al suo appello salvifico.  

Credo che… l’orco, chiamiamolo così, che lo storico propone di cuocere sia la persona del Sindaco di Napoli; le fiamme saranno appiccate dal nutrito gruppo di fanatici che scorrazzano alla sua Corte dei Miracoli, personalità importanti, anche baronie universitarie presi da ben diversi impegni che non l’interessarsi di come innovare, razionalizzare l’Università; tutelare gli studenti e combattere costi e privilegi di un’accademia-potere che giammai si pone in discussione.

I temi più sensibili del “galasso appello” sembrano essere l’incendio di Città delle Scienza e il disastro dell’ala del palazzo con piscina sul terrazzo all’Arco Mirelli. Stranamente nell’enfasi galassiana manca un’altra disgrazia disgraziata: sarà dimenticanza dovuta un po’ all’età e un po’ agli impegni multipli del Galasso?

Quale interesse intellettuale, infatti, rintracciamo nel ‘galasso- pensiero’ nei confronti, ancora, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici? Galasso parla e scrive tanto: perché una presunta dimenticanza così cocente?

Eppure, l’appello di Galasso appare pieno; c’è tutto o quasi tutto, quel che non c’è s’intravede. Un po’ come una volta, nei discorsi di alcune personalità politiche le quali, dovendo  parlare di una fontanina che perdeva acqua, iniziavano dalle cascate del Niagara, poi arrivavano all’uso dell’immensa risorsa idrica e infine alla sete nel mondo: nel frattempo le prime gocce della fontanina diventano torrenti e guarda quanta acqua è andata sprecata!

Così pare faccia il Galasso, che dopo il rogo di Città della Scienza e il crollo di un’ala di Palazzo Guevara (quello con la piscina sul terrazzo), promuove sul “Corriere del Mezzogiorno” l’appello “Salviamo Napoli”, invocando allo scopo una “giunta tecnica” e una mobilitazione di cittadini.

“… i due i funesti eventi della Riviera di Chiaia e di Bagnoli – scrive Galasso – hanno dato a tutti l’impressione di una finale resa dei conti in una partita che da tempo… si complica e si fa sempre più disperata”. “Di tutto ciò solo il tempo potrà, però, dirci qualcosa…    questo è per Napoli il momento di un governo tecnico che ponga i problemi più urgenti con precedenza assoluta rispetto a tutti i particolarismi programmatici e a tutte le appartenenze politiche e non politiche”.

Eccolo dunque il qualunquismo militante del GG, in base al quale i buoni sono buoni se sono i tecnici, e i cattivi sono i politici. La politica sforna particolarismi, secondo il Galasso, mentre ‘l’universalità’ di diritti doveri e regole sarebbe assicurata dalla presenza in giunta di tecnici, consulenti, portaborse di élites universitarie,  baronie e mandarinati vari, insomma dagli interessi diffusi in città dagli opinionisti della domenica. 

E dove troverebbero alcuni Rettori Universitari i potenziali tecnici per una giunta di tecnici? All’Università, in fondazioni, associazioni culturali che usufruiscono di contributi pubblici?

Ma è urgente la giunta tecnica: non c’è tempo d’interessarsi anche dei problemi degli studenti e della lotta agli sprechi, a privilegi e pesantezze accademiche.

Quale scenario ha in testa il Galasso per sé e per i suoi simpatizzanti, quali scopi e obbiettivi? Com’è che persone non  elette ritengono di poter tecnicamente usurpare il governo agli  eletti dai cittadini?

Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929, tra le numerose e importanti cose ha insegnato nelle Università di Salerno, Cagliari e Napoli, dal 1966 al 2005 è stato ordinario di Storia Medioevale e Moderna nell’Università di Napoli Federico II. Consigliere Comunale di Napoli dal 1970 al 1993, è stato Assessore alla Pubblica Istruzione dello stesso Comune dal ‘70 al ‘73. Ha collaborato e collabora a periodici e quotidiani, è componente del Comitato Direttivo della Rivista Storica Italiana, dirige dal 2000 la rivista “L’Acropoli”, dalla quale è estratto questo stralcio.

Certamente da persona di cultura ha letto e scritto tanto, Giuseppe Galasso; credo però gli sia sfuggita la lettura di “uno scandalo internazionale”, dichiarazione dell’Unesco per cui “l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone al mondo; organizza corsi dappertutto in Europa, pubblica opere in sei lingue antiche e moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale culturale” (dal Rapporto 1993 dell’Unesco sullo stato della filosofia in Europa, a cura di Raymond Klibansky e David Pears).

Mi domando perché il Galasso, che pure parla e scrive tanto, non mi risulta abbia mai nemmeno starnutito per l’Istituto in questione, patrimonio dell’Umanità. Forse perché sono più importanti altre questioni come un governo di tecnici a Napoli e perché no?, uno di questi potenziali tecnici potrebbe essere proprio lui o chi per lui…?  Come può un importante studioso non accorgersi della tragedia che  ormai da qualche anno colpisce l’Istituto di Palazzo Serra, come può non sentirsi impegnato a dire una parola? Ma dove vivono i tanti Galasso, in città o sopra un eremo tecno-aristocratico?

E’ inaccettabile la trascuratezza con cui è stato ferito negli ultimi anni il prezioso Istituto, patrimonio Unesco “che non ha termini di paragone al mondo” eppure privato dei fondi necessari per il suo funzionamento. E’ inaccettabile (dovrebbe essere inaccettabile) assistere a questo avvilimento dell’Istituto,  alla sepoltura della sua Biblioteca in un deposito: umiliante per Napoli e per la Cultura, sfregiate entrambe dalla miopia assurda di dirigenti amministratori, ma specialmente di una larga fascia di studiosi, intellettuali come Galasso che parlano, scrivono appelli e non scorgono la tragedia sotto i loro occhi da tempo.

E sebbene questo comportamento provenga da ambito di alto profilo culturale, ci sembra espressione di (mal)costume sciagurato. La città di Napoli faccia a meno dei venditori di parole, dei parolai di mezza tacca.

 

Napoli, 6.4.2013

venerdì 5 aprile 2013

La Cancelliera Merkel ad Ischia nelle vacanze pasquali

Da Napoli lo scrittore francesco d'angelo : "almeno quando è in vacanza lasciamola in pace !"


Ecco il testo integrale del comunicato stampa inviato ai media venerdì 5 aprile 2013

"...almeno quando è in vacanza rispettiamo il suo desiderio di stare tranquilla, serena e di rilassarsi in Italia, nella meravigliosa isola d'Ischia. Evitiamo cafonerie "istituzionali" di Caldoro presidente che ricordano le rovinosce sceneggiate istituzionali dell'eversore del buon senso, Berlusconi, che tante pessime figure ci ha causato nel mondo intero": non la manda a dire lo scritore francesco d'angelo, com'è sua abitudine, a proposito del governatore della Campania che, approfittando della presenza di Angela Merkel ad Ischia, da un lato le dà il benvenuto e dall'altro tiene un vero e proprio comizio...

"Ancora oggi siamo siamo considerati il paese di Berlusconi" incalza d'angelo, che sul suo blog scrive il nome dell'ex pesidente del Consiglio con la ' K' ; "per gli italiani, che scuorno!" (che vergogna) aggiunge lo scrittore con efficace termine partenopeo.

Secondo francesco d'angelo sembra proprio che "Caldoro presidente persegua l'obbiettivo di scoraggiare la Signoora Merkel dal frequentare l'Italia per i prossimi anni, e non farla più venire in Campania perchè rischia di trovarsi un Caldoro nascosto...sotto lo zerbino?
Il Caldoro presidente sappia rispettare la privacy della Signora Merkel, e se proprio deve interloquire tenga presente che ci sono regole da rispettare, anche perchè la Signora Merkel non è la dirimpettaia o una semplice conoscente di Caldoro presidente.

"Spiace che Caldoro presidente - insiste ironico lo scrittore - non abbia ancora nominato un assessore regionale alla Cultura, che magari avrebbe ppotuto aiutarlo, se non proprio nelle relazioni istituzionali, almeno nelle buone maniere...Auguriamoci conclude francesco d'angelo che Caldoro non ci faccia fare altre brutte figure sia in Italia che all'estero, dove vivono e lavorano tanti connazionali; che lasci il patrimonio delle pessime figure al suo capo partito e sia meno "cafone istituzionale": perchè le Istituzioni sono di tutti e la Regione (Campania) compresa non è di Caldoro presidente.

mercoledì 3 aprile 2013

vento di corsia


Vento fuggiasco,
da vene di plastica e bottiglioni impertinenti,
ti stanno vicino confidenzialmente.
Vento fuggiasco,
non scorge sentimenti imbiancati,
nemmeno quelli appisolati,
nemmeno cuori infranti e congelati,
nemmeno nasi gocciolanti fanno presa.

Dice che farà star meglio a
chi gli regala le braccia
mentre passa veloce,
strappando i capelli.

Non guarda in faccia nessuno,
muto sosta sulle orecchie,
le tira come alle elementari.
E da questo cosa impari!

Vento fuggiasco non dona pazienza,
fa volare la neve,
 sorridere i bimbi,
accendere camini, bracieri e stufe a gas,
fa volare i capelli
ancora appesantiti dai pensieri.

E poi ti diventa conoscente, ma non amico,
almeno così non ti sorprende più.

lunedì 1 aprile 2013

...che noia !


Che noia sarà quando tra qualche anno mi domanderanno a bassa voce - con contorno di sorriso : "ti ricordi di me?" - "sai quanti anni hai? "- "ti ricordi come mi chiamo?" -
Invece di raccontarmi della loro vita - chiedermi un consiglio - parlare di attualità e dell'ultimo libro letto - Che noia sarà vedere i propri cari invecchiare prima di me.

...mormorii...partenopei


I mormorii dei corrotti di cuore
sorpassano le storie dei cuori aperti.
I mormorii misurano le convenienze
pesano le opportunità
i mormorii usano i bilancini della cocaina
e sorridono ai flasch
ai giornalisti d'abitudine
ai direttori che non saltano ma
si trascinano lenti cone le mani in tasca
e la tsta nel cassetto
il cuore impigliato in una e mail.
I direttori hanno il viso sbarbato
per ogni occasione le parole scivolano
dinnanzi alla realtà
si accumulano nei vicoli delle convenienze
e mettono radici.
Nascono sorrisi grassi e complicità ruffiane al potere costituito.
Poi verrà il vento della pernacchia
e renderà sabbia il loro alfabeto
che disordinato balbetterà all'infinito
diventando reperto di mormorii stanchi
senza però avere intaccato le storie dei cuori aperti
che pur non essendo nuotatori
non temono il mare
pur non sapendo volare non ntemono il cielo
ma sapendo camminare con le braccia spalancate al mondo
vanno.