martedì 15 gennaio 2013

e tre



 Primo tempo

Ho chiesto al sogno di farmi compagnia
gli ho lasciato le scarpe e tolto
gli occhiali
Cammino scalzo divento minatore di ricordi
non prendo a calci né i calli né le pietre
peccato non so suonare la chitarra
ma c'iò la penna chiusa nel pugno e il sorriso nel cuore
il mandolino stamattina mi sta bene
pure il paesaggio di mare
pure la pizza e il golfo puzzolente di benzina
da lontano
aliscafi sbuffano veleno peggio delle macchine
a mare piatti plastica e sigarette e vongole straniere
in citta buste di spazzatura e cartoni fuori ai bar
a terra stracci coprono piaghe soffocano il pianto
la piazza del cuore coccola un disgraziato
gli portano un caffè
chiamano aiuto
hanno rubato le due ruote
arriverà una risposta da lontano.
Nel frattempo intorno cantano suonano leggono studiano fumano
dopo un giorno quegli stracci sono già paesaggio d'abitudine
si fermano le buste della spesa lasciano pezzi di cibo
le uniche accompagnate da una lacrima
un sospiro un gesto
pare Gesù quello delle persone
infatti non ci sono preti intorno.

secondo tempo

Stamattina mi stai bene pure tu
non chiedo nulla alla vita
non sosto sulle scale della chiesa
ne riposo alla sua ombra
aspetto in riva al mare la nave Ausonia impiegherà due giorni
nella città bagnata lascerà l'umanità dagli occhi sbarrati
toccata la terra i cattivi ritornano tali
i buoni invece non hanno smesso di soffrire
la fame è loro compagna
a volte la cattiveria è un tratto di paese.
Parte il treno dalle infinite fermate poi
Napoli.
Ho fame.
Sfoglio il racconto della mia vita
seduto a un tavolino di bar
mi cullo sul tuo seno
in attesa del tuo sbadiglio
ti ho amata al mare
annegavo vicino alla riva siciliana
non ho mai saputo nuotare
vengo da una città di sabbia e acqua e non so nuotare
cammino cammino e attraverso il Mediterraneo e non so nuotare
mi fermo a via Caracciolo
alla colonna spezzata
nessuno si tuffa
nessuno sorride come le fette di melone
pare una favola ora sto posto
salvato dalla città
dove i sordi urlano i cafoni insegnano i politici ingannano i letterati senza candele e al buio.
Via Caracciolo io una bicicletta un venditore di giornali nella villa comunale.
Laggiù lontano qualcuno osserva mi viene incontro
occhi neri lo sguardo a fisarmonica
balla sui carboni ardenti
di un vulcano assopito
di una città assonnata
di una pagina patinata
di una porta bloccata.
Chi sarà mai?

terzo tempo

Respiro d'affanno
mi fai compagnia
mi fai ombra alla schiena scheggiata
ho scansato coltelli danzanti
luccicanti a giorno sornioni nel fare
l'occhiolino la sera
ho visto parole d'amore farsi poesia
mi ha graffiato la calunnia vestita con il pizzo merlettato d'odio
ho visto il palazzo dei diritti diventare un covo
vendevano fessure e pozzi d'acqua inquinati
ho visto potenti giocare
spegnere luci bagnare lampade cucire sorrisi col filo spinato
li ho visti intimoriti al sole e paurosi in alto mare i gradi navigare a vista usare a zavorra i sentimenti
abituati solo a contare i soldi coi piedi alla scrivania
ho visto mi ha salvato il cuore
mi ha salvato maggio
mi ha salvato il coraggio
dell'innamoramento
nel deserto dell'inchino
e degli sguardi a distanza
dove nessuno stringe la mano
dove nessuno parla alla folla
tutti a tremare nell'ombra
nessun alito.
I gradi in divisa minacciano tra le scale e a bordo del palazzo fino ai marciapiedi.
I gradi calpestano le onde le alghe e le stelle riflesse.
I gradi scelgono la convenienza del momento, i saldi, l'offerta speciale.
Il mare accoglie tutto senza restituire
farà un unico conto alla fine.
Ritiro il Premio sullo scoglio tra musiche e ancore e voglia di ripartire.
Firmo autografi e bevo sorrisi e correzioni
poi il caffé della sera
chissà perché la luna di sopra è gonfia
pare incinta di nuovi inizi
di un nuovo oltre
sono ricco di amicizie
svelate e antiche voglio bene al basilico alla salvia al rosmarino alla menta l'ortica dei balconi
bevo martini rosso mastico mele verdi
sogno
frequento librerie urlo alle biblioteche
le orecchie scoprono note arrampicate
su piani che respirano
corro sui binari ho le ruote
e scrivo e leggo e mi alleno
conosco le pieghe della vita riprenderò a camminare
da lontano in via Caracciolo il sorriso di un vecchio dai capelli bianchi
viene da lontano è uscito da un palazzo antico
suona la fisarmonica sulle spalle pacchi di libri da salvare
è tenace non barcolla sorride
mi sta portando le scarpe.



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