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venerdì 25 gennaio 2013
A Napoli si sorseggia il caffè della vergogna
Ecco il testo della nota di francesco d'angelo comparsa su il quotidiano "Il Denaro" del 24 gennaio.
Una Comunità sceglie di dedicare targhe, lapidi, statue, busti, strade, piazze, dipinti ad avvenimenti da testimoniare, a cui l'opinione pubblica, una persona o il mondo possano ispirarsi: ossigeno alla memoria affinchè le generazioni future trovino esempi da seguire, per provare a migliorare il presente, indivisuale e collettivo.
Nella città di Napoli sono tante le testimonianze ispirate alla partecipazione della memoria collettiva: ad esempio le targhe che raccontano la storia- eventi e persone -e fanno dire che il Centro Storico di Napoli è un "patrimonio unico al mondo"- che "la città è fantastica" - che spesso i napoletani gli stessi napoletani conoscono "la città dai mille volti".
E i suoi abitanti sono definiti difensori di civiltà oppure con più realismo, testimoni di civiltà.
In Piazza del Gesù, sulla facciata della chiesa del Gesù Nuovo è incisa una lapide la motivazione con la quale il "Bureau du Patrimoine de l'Unesco" si pronunciava con voto umanime per l'inserimento del Centro Storico di Napoli nella lista del Patrimonio dell'Umanità.
E dire che tanti napoletani trattano questa conchiglia, il territorio che contiene la perla patrimonio dell'Umanità come una cozza.
Ma veniamo ad un accadimento che mi ha colpito, apparso sulle pagine web e di tutti i quotidiani napoletani nella serata del 20 gennaio, e il 21 uscito sul 'cartaceo'.
I titoli più o meno dicevano tutti :"muore un clochard per il freddo, agonizzante mentre al bar accanto si sorseggiava il caffè".
Le foto mostrano un cumulo di coperte, in un angolo della Galleria Umberto, quello che si apre sul Teatro San Carlo.
Tanti commenti sui media, di amministratori, passanti, giornalisti, sinceramente addolorati, o arrabbiati o stupiti...
La notizia gira parecchio di Facebook, molti commenti dicono "allora è finito il senso di umanità dei napoletani"!.
Si diceva della memoria come strumento di civiltà collettiva che evita il ripetersi di errori e orrori del passato. Ebbene dedichiamo una lapide allo sconosciuto clochard e scriviamo: "mentre moriva dal freddo, napoletani bevevano il caffè della non curanza".
Poi all'inaugurazione della Lapide i presenti sottolineeranno con amarezza e in napoletano...
" 'o ccaffè d' 'o scuorno ".
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