Questo è il mio nuovo blog quello precedente era www.frankodangelo.blogspot.com divenuto impraticabile. Tutto quanto già pubblicato su 'frankodangelo' è accessibile. Ora con 'piazzettanilo' www.piazzettanilo.blogspot.com- sto dando continuità alla precedente esperienza da bloghista proverò a trasformare la pagina in una piazza. Benvenuti a 'piazzettanilo'.
mercoledì 30 gennaio 2013
treni e finestrini
Dal finestrino del treno
si specchia
il tuo indifferente ciao di mano
scendi in fretta
seduto sfatto proseguo fino
alla fine corsa.
Nella stazione
io unica presenza
la voce dall'alto invita a non perdere
il treno del ritorno
uno scatto una corsa un salto e
seduto leggo il nostro racconto al contrario.
E' meno disordinato di te.
Però non ho biglietto.
di corsa
Tuttavia
supponiamo
tu rapita
che ti vengo a liberare
supponiamo inseguito da api furibonde.
Tuttavia
supponiamo
tu immobile in attesa
piedi e mani legate
mi vedi da lontano
supponiamo io
in corsa e lo sciame come corona
tuttavia
supponiamo
che tu nel frattempo
invece di stare immobile
provi a misurarti coi nodi?
estate
Latte
vino
miele
ti curo
ti farò rubiconda.
Giocheremo tra odori d'erba tagliata
tue le cosce intorno al collo
come collane sorridenti
cadiamo sulla sabbia
tra onde marine
la schiuma disegnerà boccali di birra
bianche saette dal cielo pescano
chiamano la bassa marea.
sognamo incollati sudati appiccicati insabbiati affamati
respiriamo il nostro respiro
il sole ci porta al tramonto.
In città
la doccia rivelerà le tue spalle rosse
la mia spossatezza riceverà una carezza
poi un bacio
la luna alta ci accompagnerà in pizzeria
le fritture sono la morte tua
tu la vita mia
la pizza rimane nel piatto
il basilico non cede
il fuoco del forno
cornice dei tuoi capelli
la tua lingua penna di un nuovo racconto
datemi una birra sono arso di te.
ultimo treno
Ultimo treno a volo
il respiro affannato seduto da solo
anche in estate fa freddo
per strada la notte
le luci coprono le stelle
a fatica si intravede la luna
quanta tristezza amore mio
all'inamorato rimane il vuoto
al romantico la lingua del cane.
canzone
Con una canzone
non si costruisce l'amore
però si allevia la fatica della costruzione
ho ascoltato tanta musica
letto pagine
colto fiori
respirato il tuo starnuto.
La musica accompagna
pure le fughe
scappavi pur rimanendo immobile
io ascoltavo Bach e il respiro del suo piano.
ombre lucenti
Città soleggiata
agosto
raggi di sole ingigantiti
dal mare
giungono nella mattinata
al balcone bevono il profumo
del mio caffè
aggrappato a loro scivolo in piazza
Bartolomeo compito racconta la sirena
giù urlano per il pane al Carmine
e le gabelle a San Biagio
preti presi a calci
nelle processioni in via degli impiccati
pittori che verranno
ci lasceranno incantati ai Tribunali
con le loro ombre lucenti
di sangue colante
di gioia di morte
davanti all'altare immobile mi baci sul collo
sei poesia dai seni invitanti
sotto capelli fluenti
dietro la colonna scopro ciuffi inpertinenti
che celano la luna
non la cinepresa interna.
piega del tempo
Non c'è nulla
di più meraviglioso dell'attesa
piega del tempo che disegna
il sublime
che si spegne ai bagliori
della pagina che si fa leggere
in quell'attimo si esaurisce l'altalena
si scioglie il cavallo bianco
le ali alle caviglie
e il respiro soffia al presente
che somiglia al ieri.
martedì 29 gennaio 2013
Tracce e/o
(bozza)
Non lasciarsi soffocare dai formalismi e dalle convenzioni lasciandosi così andare alla solitudine dell'esaurito ma cercare e volgere lo sguardo altrove su nuove visioni che diano senso alla propria presenza ispirata ad una felicità che sappia abbracciare l'intera umanità.
Tutto quando viene definito 'credo e fede' e che viene delegato alla gestione gestito di potentati, sette, lobbi, circoli sono pericolosi per tutti proprio per la loro natura invasive e restrittiva delle libertà individuali e generali e peggiortative delle attuali condizioni di vita.
Infatti tali potentati praticano in vari modi la loro strategia invasiva nei confronti delle regole, leggi degli Stati che permettono ad una sociteà di poter convivere. Tali mie considerazioni ovviamente sono legate alle realtà Occidentale.
Altrove non sono garantite nessuna certezza del diritto ma forme di violenza, sopraffazione e aggressività, tantissime in particolare nei confronti del genere femminile e delle libertà d'amore delle persone. Alcune di tali tracce crudeli e aggressive sono rappresentate e divulgate anche nei Paesi Occidentali dai potentati religiosi. Un esempio è l'aggressività della più potente di queste lobbi, nei confronti della condizione femminile e della libertà di amore.
La base di partenza di tali considerazioni sono le Costituzioni dei Paesi Occidentali, e le Carte Dei Diritti Universali dell'Umanità e la Carta dei Diritti in Europa.
Non sono utili per il futuro collettivo dell'umanità i 'potentati religiosi' che interferiscono inquinando la vita civile delle persone in quanto pretendono che diventino le loro condizioni leggi di Stato e modelli di vita per l'intera collettività.
La nuova umanità puo riscoprire nei valori della felicità collettiva ed il suo raggiungimento uno dei fari che può dare un senso alto alla propria presenza come un rinnovato rapporto non più conflittuale con ciò che si troverà delle risorse natutrali e ambientali e achitettoniche e culturali, con la scienza la ricerca, con la cultura, con l'arte con tutte le concrete pratiche del genere umano tra queste le forme di credo che non diventino sopraffazione di pochi su tanti o di tanti su pochi.
Etica: ricerca di ciò che è bene per l'uomo, di ciò che giusto fare o nopn fare.
Morale: modo di comportarsi in base a ciò che ciascuno ritiene sia la cosa giusta.
Queste du 'concezioni' sono sostenute pesantemente dagli uomini del vaticano che intendono imporla nella vita di ogni comunità democratica e non ancora 'evoluta'.
Il vaticano parla pure di democrazia. Essendo uno stato non democratico non può permettersi il lusso di farlo, se non in chiave ipocrita.
Il vaticano ritiene che la politica debba ispirarsi all'etica, cioè sottostare a quanto altre persone e poteri religiosi, economici, ecc ritengono ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Il dottor Bagnaso il 19 dicembre 2012 ribadisce la convinzione delle gerarchie vaticane che l'etica debba essere applicata e sostenute dalla generalità delle persone e dai politici e non solo che si riconoscono nel vaticano e le sue indicazioni vincolanti, invadendo così le liberta dei singoli e inflenzando i politici a non essere liberi e al servizio di tutti i cittadini e rappresentarli tutti ma essere portatore dei criteri che appartengono esclusivamente al vaticano.
domenica 27 gennaio 2013
al vento
Lenzuola al vento
ci asciuga il sudore
dalla schiena in un momento
non dici mai no
come son contento
all'ultimo piano hai detto ti amo
dopo il caffè rifaremo all'amore.
Luna e lenzuola si stringono assieme
velano il vento
sarà di primavera
sorniona come nessuna
ora vuoi camminare
portiamo il cane a passeggiare.
Tra le scale la luna e l'abbaiare
non smetto di amare
ti stringi alle scale
tu regista tu artista
t'inginocchi al chiaro di luna
come te nessuna.
sabato 26 gennaio 2013
..."aggio"...
No
non può finire
tutto quanto
reglami un ultimo sguardo
almeno un mezzo bacio
per rompere l'incanto
e poi va'
fa' come vuoi
non mi starai più accanto
ma avrò coraggio
supererò quest'ultima prova
quella del dragaggio
sopravviverò scippando altri fiori
appesi alle finestre assieme ai panni stesi
tra i nuovi fiori
cercherò l'ibisco lungo la strada del ritorno
mi arrenderò alla fresia del mercato
al sorriso in te cercato al tuo seno bramato
al libro regalato
al martini bevuto e il tuo eterno caffè
tra i profumi della nuca
le sigarette
le calze a rete
le mie dita disegnavano racconti
io morivo di gioia
ti prendo e ti porto via
in compagnia di Nazim
da lontano ancora ti sogno
non cancellerò il tuo ricordo
sono scappato per
non morire sospeso
per non morire d'amore
d'amore.
.
venerdì 25 gennaio 2013
A Napoli si sorseggia il caffè della vergogna
Ecco il testo della nota di francesco d'angelo comparsa su il quotidiano "Il Denaro" del 24 gennaio.
Una Comunità sceglie di dedicare targhe, lapidi, statue, busti, strade, piazze, dipinti ad avvenimenti da testimoniare, a cui l'opinione pubblica, una persona o il mondo possano ispirarsi: ossigeno alla memoria affinchè le generazioni future trovino esempi da seguire, per provare a migliorare il presente, indivisuale e collettivo.
Nella città di Napoli sono tante le testimonianze ispirate alla partecipazione della memoria collettiva: ad esempio le targhe che raccontano la storia- eventi e persone -e fanno dire che il Centro Storico di Napoli è un "patrimonio unico al mondo"- che "la città è fantastica" - che spesso i napoletani gli stessi napoletani conoscono "la città dai mille volti".
E i suoi abitanti sono definiti difensori di civiltà oppure con più realismo, testimoni di civiltà.
In Piazza del Gesù, sulla facciata della chiesa del Gesù Nuovo è incisa una lapide la motivazione con la quale il "Bureau du Patrimoine de l'Unesco" si pronunciava con voto umanime per l'inserimento del Centro Storico di Napoli nella lista del Patrimonio dell'Umanità.
E dire che tanti napoletani trattano questa conchiglia, il territorio che contiene la perla patrimonio dell'Umanità come una cozza.
Ma veniamo ad un accadimento che mi ha colpito, apparso sulle pagine web e di tutti i quotidiani napoletani nella serata del 20 gennaio, e il 21 uscito sul 'cartaceo'.
I titoli più o meno dicevano tutti :"muore un clochard per il freddo, agonizzante mentre al bar accanto si sorseggiava il caffè".
Le foto mostrano un cumulo di coperte, in un angolo della Galleria Umberto, quello che si apre sul Teatro San Carlo.
Tanti commenti sui media, di amministratori, passanti, giornalisti, sinceramente addolorati, o arrabbiati o stupiti...
La notizia gira parecchio di Facebook, molti commenti dicono "allora è finito il senso di umanità dei napoletani"!.
Si diceva della memoria come strumento di civiltà collettiva che evita il ripetersi di errori e orrori del passato. Ebbene dedichiamo una lapide allo sconosciuto clochard e scriviamo: "mentre moriva dal freddo, napoletani bevevano il caffè della non curanza".
Poi all'inaugurazione della Lapide i presenti sottolineeranno con amarezza e in napoletano...
" 'o ccaffè d' 'o scuorno ".
il viaggio
Navigatore
poi invasore e non santo
dopo il caffè fumava
e fotteva al buio
pregava bestemmiava
guardava nel cannocchiale
la lontananza sdraiata a spiaggia.
In ombra le tre velate salgono alla partenza
dalla città di mare
lo ammaliano separatamente
poi esauste folli
lo aggrediscono.
Seminano l'ammutinamento
danzano dentro
notti buie e tempestose.
Cristoforo
sognava l'ultima casa poggiata su legno e terra
e il viaggio pareva non finire mai.
Mangiavano teste e lische di pesce
si alliscivano i capelli unti
si ingozzavano nella trattoria del poco
scippando i resti ai commensali
ingoiavano miserie partorivano miserabili
bevendo acqua benedetta
portata da lontano.
Bruciano altari
battono il petto
al buio strette strette
non hanno insegnato a cucinare
sono cuoche del loro rancio.
Cristoforo Colombo proseguiva veloce
prima l'equipaggio a mare le zavorre
appesantivano il viaggio.
Ma il mare impetuoso salì gonfio si ribellò in combutta con Ulisse.
Larghe onde aggredivano
la caravelle
il vento sfregiava il volto di Colombo
ma era più forte l'orizzonte
nessuna sirena cantava.
Cristoforo proseguiva
pochi compagni sopravvissuti.
Nettuno non scelse da che parte stare
acqua tanta acqua per lavarsi
Giove lontano
osservava altrove per lui i numeri contavano i numeri.
A nuoto il ritorno approdarono rabbiose alla partenza
salate distrussero il palazzo dove si erano alimentate e sputavano acide.
Colui e coloro che scelsero barabba ora bestemmiavano pentiti
avevano scambiato nobiltà per debolezza.
Barabba partoriva nuovi missionari.
Volevano la guerra e Cristoforo in assetto di guerra sulla nave
e intervenire dopo a dettare le convenienze.
Ora assaliti da serpenti con le unghia
aspettano che sia l'altro a salvare il palazzo
le nuove bestie ancora vomitavano e altre bestie nascevano.
In atto una strana guerra civile tra ipocriti all'oblio
nei propri piani
gli indomiti isolati e sfiaccati.
Giove ancora distratto
non cieca le bestie bramose che corrodono pilastri
i servi all'attacco della Regina dalla grande età.
Cristoforo Colombo sconfitto
amareggiato scoprì l'Oltre e se compiacque assai.
mercoledì 23 gennaio 2013
...il manifesto e il dito che indica ...la luna
Nota di francesco d'angelo inviata ai media il 20 gennaio 2013
Sul web incontriamo le immagini di manifesti affissi in vari punti di Napoli, forse abusivamente perchè sulle foto non si nota il timbro di autorizzazione, che indecorosamente attaccano lo scrittore Roberto Saviano in quanto è scritto, colpevole di speculare sulla città e su Scampia, che "non ha bisogno di fiction, ma di lavoro".
Manifesti e contenuti sono in sintonia con quanto detto dal Presidente dell'Ottava Municipalità per spiegare la sua fiera opposizione ad una fiction da realizzare a Scampia, ispirata al celebre
"Gomorra"di Saviano, prodotta da Sky.
Contenuto del manifesto si dimostra in sintonia con quei napoletani che praticano l'antica abitudine, invece di alzare gli occhi, si fermano a osservare il dito invece che la luna...di sopra.
Il fatto è che fanno paura le camorriste e i camorristi, fa paura la camorra.
E' facile, infatti, criticare, attaccare uno scrittore, un poeta, un sindaco, un politico per bene, un amministratore onesto, perchè costoro saranno disponibili al confronto educato, civile, emancipato; ma come si fa a criticare, addirittura condannare le gesta criminose di camorriste e camorristi che assediano Scampia, Secondigliano e l'intera città di Napoli?.
Questi sparano, minacciano, usano la violenza, si vendicano nel tempo, è cosa risaputa e
cronaca quotidiana, almeno per chi ha la possibiltà di leggere e seguire le notizie sulle
pagine web e poi sulle 'tv'.
Dire che Scampia, come fa il manifesto, "Scampia vuole posti di lavoro"...è facile, si afferma
un'esigenza scontata, risaputa e usata ad ogni tornata elettorale nei messaggi politici anche quelli inquinati da bugie, falsità promesse e nella compravendita di voti.
"Scampia vuole lavoro"richiesta che nasconde quella controcultura napoletana che chiede solo, e sopratutto chiede all'esterno, ad altri e non a partire dal suo interno soluzioni e rimedi, senza che ci si ponga alcuna domanda su qualità e sicurezza dei territori avvelenati e inquinati dai camorristi.
E' l'intera città metropolitana che ha fame di occupazione e rispetto dei contratti, da parte di quei datori di lavoro che offrono discutibile occupazione a migliaia di persone, giovani.
Quante buste paga con il metodo del "cavallo di ritorno" ?; sistema praticato dai datori di lavoro in numerosi esercizi, uffici, serre, aziende ecc?
Per chi non lo sapesse, il "cavallo di ritorno" è quando sulla busta paga compare la cifra spettante, ma il dipendente intasca quasi la metà avendo però firmato sulla busta per ricevuta la cifra intera.
Tanto per porci qualche domanda e fare qualche esempio: come sono pagati i giovani dipendenti degli esercizi commerciali- e sono un'infinità-in Corso Umberto in città?
Quanti imprenditori hanno imprese e vivono sotto il ricatto dei camorristi?
Quante persone vorrebbero impegnarsi, sacrificarsi per investire in una attività ma rinunciano per paura della camorra, sia a Scampia che nella città di Napoli e provincia?
Dunque, prima di chiedere genericamente "lavoro", è il caso o no di porsi una serie di interrogativi, sulla qualità civile, sociale ed economica dei nostri territori a partire dalla qualità della sicurezza? Domandarsi se eventualmente la camorra sia il primo freno ad uno sviluppo locale?
I primi nemici di Napoli sono donne e uomini di camorra con i relativi intrecci; poi ci sono i politici corrotti, collusi, i 'dipendenti' della camorra, gli amministratori distratti, datori di lavoro aspiranti o realizzati schiavisti che oprano in sottoscale, distese agricole o strutture fatiscenti e irregolari
ecc; i nemici dell'inetra città metropolitana sono coloro che hanno avvelenato e avvelenano ancora gran parte della nostra regione, sono quei preti che per (non) parlare di camorra usano l'efumismo..."il male", e non il male col suo nome e cognome come fa il Cardinale di Napoli.
I nemici sono quelli che imbrattano i muri con manifesti che non dicono una parola sulla camorra
ma attaccano uno scrittore: a quando il rogo dei suoi libri?
I nemici di Napoli sono quei napoletani qualunquisti e incolti, ma con la Laurea che speculano sulle esigenze di vita dei bisognosi, e il primo speculatore è il camorrista.; poi abbiamo giovani napoletani che prendono d'assalto la città in ogni fine settimana e la fanno a pezzi: dove sono i genitori?
E la "baby gang che vorrebbe giocare a "uccidi il poliziotto"?, è cronaca recentissima.
Perchè maestre e maestri delle nostre scuole sono maltrattati e minacciati da genitori "offesi" dall'azione educativa, la buona educazione, il rispetto per l'altro?.
I nemici di Napoli sono quei napoletani che non leggono libri e fanno chiudere Biblioteche
senza dire nulla, leggono solo quotidiani sportivi, sono quei napoletani che continuano a soffermarsi sul dito indicatore e non guardano ...la luna di sopra.
martedì 22 gennaio 2013
lunedì 21 gennaio 2013
riprenderci la città
impara a suonar la fisarmonica
basta niente
basta poco
per riprendere a sognare
basta poco basta niente
a non far piovere sulla gente
basta poco una chitarra
basta niente ascoltare
le onde del mare
senza mandolino
rispondere al pianto di un bambino
e riprenderci il lungomare
Forcella e il passeggiare
mangiare una pizza senza piombo
basta niente
a seminare gioia
basta poco basta fare
musica e poesia
e raccogliere umanità
ma non sbadigliare
non ti meravigliare
la scalinata è da scalare
prendiamo un appuntamento
contromano alla città
guardami negli occhi ascolta il mio cuore
la città è grande sogna anche tu
è guerra in città
la camorra fa tremare
non lasciare sola la tua ombra a balbettare
non aspettare salta in mezzo al campo
con il sole
parla canta urla
c'è tanto da fare
tanto da imparare
non ti puoi sbagliare
non fare il professore
non pensare ai fatti tuoi
c'è da lavorare
con le mani e con il cuore
basta niente
basta poco
basta fare
così
potrà sembrare un gioco
riprendersi la città.
domenica 20 gennaio 2013
Dichiarazione di P. Domenico Pizzuti, su una affermazione televisiva del Presidente dell'ottava Municipalità.
Dichiarazione di P. Domenico Pizzuti (versione integrale)
Venerdì sera nel corso della prima serata della trasmissione "Leader" su canale 3, condotta da Lucia Annunziata e focalizzata sull'ex PM Salvatore Ingroia che capeggia la lista "Rivoluzione civile", inaspettatamente in seconda fila nel salotto televisivo abbiamo visto il presidente della 8° Municipalità Avv. Angelo Pisani ben noto per le sue esternazioni avverso la realizzazione della fiction "Gomorra2".
In primo luogo, a meno che non vogliamo parlare di circo mediatico che tritura tutto senza discerimento, è sembrato fuori luogo dare voce in una trasmissione di carattere nazionale ad un personaggio le cui posizioni sulla location o meno della fiction "Gomorra2" sono state a loro volta contestate da cittadini ed associazioni preoccupate da prese di posizioni populiste e strumentali.
Esse non giovano solo al buon nome di Scampia quanto alla centralità di un dibattito su un progetto di crescita sociale, culturale e civile di questo quatiere con le forze sane e preparate come le associazioni sociali, culturali e civili operanti da anni sul terreno.
In secondo luogo, abbiamo ascoltato preoccupati se non allibiti, non tanto l'affermazione del Pisani di farsi interprete di sentimenti della gente ( cioè la pancia) rispetto a fiction ipoteticamente ripetitive di stigma negativi da respingere, quanto l'affermazione non contestata (se non andiamo errati) nella trasmissione che il degrado di Scampia non sarebbe da attribuire alla presenza della "camorra" (sic), quanto alla mancanza di politiche in favore di questa periferia da parte delle passate amministrazioni comunali di destra o sinistra che fossero.
Riteniamo l'affermazione non solo non rispondere ad un'analisi storico-sociale, ma con una gravità inaudita esimente la criminalità organizzata con i metodi e traffici perversi da ogni responsabilità per il buo o cattivo nome di Scampia, quando nei mesi scorsi come è noto le forze dell'ordine congiunte con impegno e continuità hanno operato per l'eliminazione delle piazze dello spaccio ed il controllo del territorio.
Se non siamo "beoti" è un insulto ed un tradimento all'azione di contrasto nei confronti della criminalità organizzata, che non va accettato.
venerdì 18 gennaio 2013
Napoli Scampia...: non aprite quella fiction !
In riferimento della porta chiusa in faccia, da parte di persone di Scampia, alla possibilità di realizzare nel quartiere una fiction ispirata a "Gomorra" di Roberto Saviano, prodotta da Sky, si è inviata il 17 gennaio ai aile testate giornalistiche una nota dello scrittore francesco d'angelo.
Ecco di seguito il testo.
Scampia : non aprite quella porta
I media ci informano che a Scampia un'assemblea definitasi "del Popolo", alla quale avrebbero preso parte cittadini, preti, associazioni, studenti, giornalisti, maestre e dirigenti scolastici, pescivendoli, farmacisti, edicolanti, politici si è mobilitata per scongiurare il rischio di una fiction da realizzare nella stessa Scampia, ispirata al celebre "Gomorra" di Roberto Saviano, prodotta da Sky.
Il "Popolo" di Scampia, a quanto risulta, riunito in Assemblea come i rivoluzionari francesi nella Sala della Pallacorda si sarebbero fieremente e orgogliosamente opposti all'arrivo massiccio in quel di Scampia di operai, teconici, truccatori, rumoristi, trovarobe, ingegneri, addetti stampa, addetti al catering, attori, stuntman, controfigure, comparse, Vigili Urbani, Forze dell'Ordine, garzoni di bar, personale della ristorazione, reporter della carta stampata e radio e televisioni, certamente anche 'tv' straniere oltre che un'infinità di curiosi e altro.
L'esultante e laborioso in questa fase Presidente dell'Ottava Minicipalità ha ribadito ai giornalisti l'esito dell'Assemblea del Popolo", in piena sintonia con il suo parere contrario ai lavori d'installazione del Set e alle riprese: Se realizzata la fiction lancerebbe messaggi diseducativi per i ragazzi di Scampia ed il futuro dei giovani; il libro "Gomorra" danneggia Scampia.
Ecco i due filoni di pensiero e cultura che hanno caratterizzato l'azione del Presidente della Minicipalità e dell'Assemblea del Popolo di Scampia.
Credo sia facile, scontato immaginare che una produzione televisiva a Scampia può ri/accendere attenzione, riflettori, rilanciare discussioni, denuncie, stimilare iniziative, progetti di analisi su traffici illegali, spaccio di cocaina, infelicotà dei cittadini di Scampia, sicurezza generale e nelle scuole e nei mezzi di trasporto pubblici, riflettori sulle prevaricazioni, violenze giornaliere di cui sono quotidianamente vittime i cittadini di scampia, il tutto impegnado ancora le Istituzioni locali ma nazionali. Certo in quell'incontro definito "Assemblea del Popolo" mancavano altri numerosi popoli che soffrono di camorra, ma è pur vero che Scampia non è il loro territorio...e ognuno si faccia i territori suoi...verrebbe da dire.
L'obbiettivo di tutti i Popoli e le Comunità è lavorare, vivere in serenità e solidarietà, vivere in maniera inclusiva e partecipativa alla vita sociale, economica e istituzionale.
Credo che 'aprire la porta' accendere ancora i riflettori, osservare, portare ancora alla ribalta una realtà complicata possa essere una nuova occasione per rilanciare drammi quotidiani antichi e recenti di una realtà come Scampia e immaginare quindi nuovi interventi tendenti sia ad una evoluzione economica, sociale del territorio che in ambito di sicurezza e lotta alla criminalità.
Penso perciò che questa decisione di impedire a tante persone, a tanti lavoratori dello spettacolo, dell'informazione e non solo, di entrare nei territori di Scampia per svolgere il proprio compito come ogni cittadino per bene troverà la compiacenza di camorriste e camorristi di quel territorio in particolare, perchè così loro potranno continuare a praticare l'illegalità criminale, liberi però da fastidiose presenze e intralci ai propri loschi affari.
mercoledì 16 gennaio 2013
Scampia Napoli andata e ritorno
Dipendenza da cocaina
vittime di spaccio e violenza
nessuna dipendenza dalla dignità
la dignità ha paura tanta paura.
Abbiamo perso la città
solo morti tanti anni fa
solo morti ieri
assassinati trucidati
la vendetta dello zingaro trascurato
nessuna piazza zeppa di sogni di riscossa
ma funerali con bandiere e ostie
tra vele piramidi e bidelli dormienti
cancelli spalancati alla morte.
Abbiamo perso la città
volevamo nascerte folli
nascere in primavera
volevamo una lingua parlante
abbiamo una biforcuta servile a mandolino.
Laggiù si staglia il mare
non so nuotare ma urlo
anche aiuto è parlare
cocaina è silenzio
bruciare libri è falò uncinato
non leggerli omicidio.
Preti in sosta per messe
mentre coppola rossa benedice e urla
inascoltato
come i poeti nessuno li pensa
nessuno li legge
solo urla e palloni al campo.
San Paolo pure è andato via.
Abbiamo perso la città
la colonna sonora è crepuscolare
copre volti chiude occhi
disarma la dignità costruisce ombre al posto delle persone.
Volano parole senza accento
senza punto esclamativo
quello interrogativo cancellato
le chiamano assemblee.
Abbiamo perso la città
nessun barlume di coraggio
nei confronti della morte
svaliggiano le redazioni
lanciano cartine in bottiglie per altri mari
che altri raccoglieranno
che altri leggeranno
ad altri le soluzioni.
Non infastidire le piazze di Scampia di cocaì è la risposta della pancia
Abbiamo perso la città è l'interrogativo della testa
Scampia ore fa ha regalato le chiavi.
C'è resistenza all'indifferenza ci siamo.
martedì 15 gennaio 2013
e tre
Primo tempo
Ho chiesto al sogno di farmi compagnia
gli ho lasciato le scarpe e tolto
gli occhiali
Cammino scalzo divento minatore di ricordi
non prendo a calci né i calli né le pietre
peccato non so suonare la chitarra
ma c'iò la penna chiusa nel pugno e il sorriso nel cuore
il mandolino stamattina mi sta bene
pure il paesaggio di mare
pure la pizza e il golfo puzzolente di benzina
da lontano
aliscafi sbuffano veleno peggio delle macchine
a mare piatti plastica e sigarette e vongole straniere
in citta buste di spazzatura e cartoni fuori ai bar
a terra stracci coprono piaghe soffocano il pianto
la piazza del cuore coccola un disgraziato
gli portano un caffè
chiamano aiuto
hanno rubato le due ruote
arriverà una risposta da lontano.
Nel frattempo intorno cantano suonano leggono studiano fumano
dopo un giorno quegli stracci sono già paesaggio d'abitudine
si fermano le buste della spesa lasciano pezzi di cibo
le uniche accompagnate da una lacrima
un sospiro un gesto
pare Gesù quello delle persone
infatti non ci sono preti intorno.
secondo tempo
Stamattina mi stai bene pure tu
non chiedo nulla alla vita
non sosto sulle scale della chiesa
ne riposo alla sua ombra
aspetto in riva al mare la nave Ausonia impiegherà due giorni
nella città bagnata lascerà l'umanità dagli occhi sbarrati
toccata la terra i cattivi ritornano tali
i buoni invece non hanno smesso di soffrire
la fame è loro compagna
a volte la cattiveria è un tratto di paese.
Parte il treno dalle infinite fermate poi
Napoli.
Ho fame.
Sfoglio il racconto della mia vita
seduto a un tavolino di bar
mi cullo sul tuo seno
in attesa del tuo sbadiglio
ti ho amata al mare
annegavo vicino alla riva siciliana
non ho mai saputo nuotare
vengo da una città di sabbia e acqua e non so nuotare
cammino cammino e attraverso il Mediterraneo e non so nuotare
mi fermo a via Caracciolo
alla colonna spezzata
nessuno si tuffa
nessuno sorride come le fette di melone
pare una favola ora sto posto
salvato dalla città
dove i sordi urlano i cafoni insegnano i politici ingannano i letterati senza candele e al buio.
Via Caracciolo io una bicicletta un venditore di giornali nella villa comunale.
Laggiù lontano qualcuno osserva mi viene incontro
occhi neri lo sguardo a fisarmonica
balla sui carboni ardenti
di un vulcano assopito
di una città assonnata
di una pagina patinata
di una porta bloccata.
Chi sarà mai?
terzo tempo
Respiro d'affanno
mi fai compagnia
mi fai ombra alla schiena scheggiata
ho scansato coltelli danzanti
luccicanti a giorno sornioni nel fare
l'occhiolino la sera
ho visto parole d'amore farsi poesia
mi ha graffiato la calunnia vestita con il pizzo merlettato d'odio
ho visto il palazzo dei diritti diventare un covo
vendevano fessure e pozzi d'acqua inquinati
ho visto potenti giocare
spegnere luci bagnare lampade cucire sorrisi col filo spinato
li ho visti intimoriti al sole e paurosi in alto mare i gradi navigare a vista usare a zavorra i sentimenti
abituati solo a contare i soldi coi piedi alla scrivania
ho visto mi ha salvato il cuore
mi ha salvato maggio
mi ha salvato il coraggio
dell'innamoramento
nel deserto dell'inchino
e degli sguardi a distanza
dove nessuno stringe la mano
dove nessuno parla alla folla
tutti a tremare nell'ombra
nessun alito.
I gradi in divisa minacciano tra le scale e a bordo del palazzo fino ai marciapiedi.
I gradi calpestano le onde le alghe e le stelle riflesse.
I gradi scelgono la convenienza del momento, i saldi, l'offerta speciale.
Il mare accoglie tutto senza restituire
farà un unico conto alla fine.
Ritiro il Premio sullo scoglio tra musiche e ancore e voglia di ripartire.
Firmo autografi e bevo sorrisi e correzioni
poi il caffé della sera
chissà perché la luna di sopra è gonfia
pare incinta di nuovi inizi
di un nuovo oltre
sono ricco di amicizie
svelate e antiche voglio bene al basilico alla salvia al rosmarino alla menta l'ortica dei balconi
bevo martini rosso mastico mele verdi
sogno
frequento librerie urlo alle biblioteche
le orecchie scoprono note arrampicate
su piani che respirano
corro sui binari ho le ruote
e scrivo e leggo e mi alleno
conosco le pieghe della vita riprenderò a camminare
da lontano in via Caracciolo il sorriso di un vecchio dai capelli bianchi
viene da lontano è uscito da un palazzo antico
suona la fisarmonica sulle spalle pacchi di libri da salvare
è tenace non barcolla sorride
mi sta portando le scarpe.
domenica 13 gennaio 2013
nelle piazze
Ho visto frasi d'amore farsi poesia
usavano la parola libertà.
Ho visto tiranni falliti spegnere lampade lungo il sentiero.
Ho ascoltato dolori sbattuti sul petto dei disgraziati
ho visto bere lacrime e masticare dolori
ho visto segni di pace brandite a violenza
ho visto dita e sentito incensi
ho visto uomini che liberavano
altri che imprigionavano
ho visto genti in fila con il capo chino
ho visto predicare l'infelicità
ed un unica verità
ogni banda brandiva la propria
ho visto e sono scappato dalle chiese.
Nelle piazze la libertà.
sono ortica
radici d'ortica
piantate nella terra
le innaffio
strizzando le nuvole
dai cirri però mi tuffo
sorridendo
atterro sulle urticanti foglie
che riscaldo al sole
non si posano farfalle romantiche
nemmeno quelle stanche
solo piedi piantati a terra con lo smalto rosso
...sulle abrasive foglie si posano
respiri che ancora ansimano
cercano amore e riparo
altrove non vanno
hanno gambi di poesia altri fiori
i miei sono di mercato urlato
di vicoli fuggiti a corsa
di amori consumati all'impiedi
che divertimento
i segni di croci degli ipocriti sazi
che goduria gli occhi allo scandalo delle prostitute maritate
di ogni età brutte come i preti
quelle tonache che minacciano le libertà delle genti
le vogliono a se al comando
io sono ortica
gli altri il dolore.
venerdì 11 gennaio 2013
Napoli : "facciamo mangiare Gerard "
Napoli 11 gennaio 2013: è stato inviato al Signor Michele Leridan corrispondente "dell'Agenzia Francia Press!"- il seguente testo a firma di francesco d'angelo :
" da Napoli : facciamo mangiare Gerard "
Bisogna aiutare Gerard Depardieu, (cittadino Russo in fuga dalla riforma fiscale anticrisi di Hollande) poveretto, scappato dalla Francia 'pè campà '( per vivere ndA), e atterrato altrove dove si fredda il cuore.
Bisogna aiutare questo artista ; attiviamoci per una colletta (collecte de fonds) chiamiamola:
"da Napoli facciamo mangiare Gerard !": la stessa dicitura che non mancheremo di apporre
sulla busta nella quale invieremo - tutti possiamo partecipare alla raccolta di denaro - qualche euro
al grande attore, presso l'Ambasciata di Francia.
Il sottoscritto inoltre s'impegna sin da ora a garantirgli un pasto caldo al giorno fino alla fine del 2013.
Se Gerard è interessato può mandare un suo maggiordomo a ritirare il primo e il secondo piatto con proprio aereo: rischierà così di mangiare anche il maggiordomo.
E' di casa la fraternità in Italia come in Francia: dove mangiano tre - mangiano quattro.
giovedì 10 gennaio 2013
la cioccolata
...non pretende
nulla
la cioccolata calda
bollente
ti chiede qualche sospiro gentile
un soffio di vita
le mani
le dita impegnate a sorreggerla
gli occhi un attimo chiusi e
la lingua aprirà il sentiero
lei ti regalerà
l'abbraccio liberatorio della goduria e
sorriderai coi denti scuri
segno che l'hai conosciuta
non te ne vergognare
scopri la testardaggine del piacere
lascia agli altri la cultura del peccato
tu non ammazzare nessuno
ma bevi tanta cioccolata.
"il perbenismo il figlio maleducato del berluskonismo"...
Il perbenismo figlio maleducato del berluskonismo, alimenta la subalternità ai poteri pesanti della società, alimenta la paura nei confronti dei poteri mafiosi, fa allontanare le idee e
con loro la dignità delle persone.
mercoledì 9 gennaio 2013
'o re
Napoli un attimo
ed è magico il passeggiare
non c'è guerra ma è come se ci fosse
il coprifuoco vela il cielo
i monumenti precipitano per la pioggia ma per la tristezza
chiese affollate si donano a sopportare la fame
tanti secoli di storia
abbandonati al giorno dopo
sventagliati da spari
di camorra
e pisciate di cocaina che
disegnano ghirigori
senza penne e cartelle per la scuola.
Tante le biblioteche non sfogliate
occhi calati a terra osservano spazzatura e indifferenza
alimentano politici ruffiani eletti da genti in vendita
perdenti servitori scrittori testimonial del fallimento.
La fontana regala acqua fresca
disseta gli anziani a Piazza del Gesù
li fa morire di sete a Piazza del Plebiscito
li prende a calci sul Rettifilo
li ammazza ovunque se hanno due ruote
i treni non incontrano più fontanelle.
Decidono i tiranni
sputano a gratis benedizioni usano i cannoni usano parole e disegni
e dicono e fanno
sul mondo del domani
preservando per se l'oggi
tanti domestici in casa dei re.
I re comandano in città
a loro basta l'altrui sconfitta
a loro
basta il piombo
basta una preghiera
basta un miracolo
basta una bugia
basta bruciare libri
nei palazzi antichi
loro basta
continuare a sporcare le ore della sveglia inceppata.
martedì 8 gennaio 2013
molto di più
Nessun luccichio poetico
nessun anelito filosofico
nessuna lungimiranza politica
accompagnano il nostro cammino
non attraversiamo da tempo sentieri prosperi di fiori
nessuna collina solletica l'universo
non ci circondano poeti e scrittori
per fortuna
qualche giornalista ancora c'è
ma anche antichi ricordi
di un mestiere finito adesso tra le dita di oziosi laureati.
Troppi camorristi e politici corrotti
parolai e imbroglioni
preti e avvocati
imprenditori bacati
spari e piombo
nei cortili di casa ci ammorbano l'aria.
Son diventate muti i suoni e autistiche le melodie.
Terre nostre intrise di bidoni liquami chimici e rifiuti
uccidono l'aria
avvelenano i pozzi d'acqua
hanno messo radici nei polmoni e
intossicate le caramelle trasformando in smorfie i sorrisi delle creature
e ucciso i vecchi di ieri
ora agiscono
su quelli di adesso
domani per quelli di dopodomani.
Non si canta più
'a fronn' 'e limone
ma nenie prima e dopo cortei funebri.
Gli assassini?
Un pò tutti
ma coloro che sversavano
ma coloro che seppellivano
ma coloro che dovevano
ma coloro che sapevano
ma coloro che
molto, molto, molto di più.
Assassini.
Apprezzamento al calciatore ghanese Kevin Prince Boateng
Napoli : Dichiarazionme di francesco d'angelo del 7 gennaio 2012
Con il gesto molto apprezzato del calciatore ghanese Kevin Prince Boateng, che nell'amichevole Milan - Pro Patria del 3 gennaio scorso a Busto Arsizio ha reagito al coro razzista di un gruppo di spettatori, inducendo il Milan a interrompere la partita, si è incrinato un ipocrita e incivile equilibrio sostenuto dal sistema calcio italiano.
D'ora in poi converrà valutare 'prima' se conviene 'poi' urlare qualcosa di sbagliato, che sia razzista, incivile, barbaro e medioevale, qualcosa lontano e nemico della civiltà di un Paese come l'Italia.
Il medioevale sindaco di Busto Arsizio ha scelto di sostenere i potentati economici e gli interessi connessi al sistema calcio, anzicchè vedere il suo territorio come culla di una nuova versione di civiltà calcistica.
Egli ha scelto di sacrificare la propria intelligenza alla pigra oziosità dei perdenti, ed è divenuto omertoso: tanto somigliante allo stile dei calciatori napoletani che si comportano come le tre scimmie, dinnanzi ai drammi interni del sistema calcio e di quel che accade in città.
I calciatori del Napoli, infatti e l'intero sistema della dirigenza della squadra vivono lontani omertosamente da numerosi e continui episodi di violenza negli stadi e nella città; potrebbero all'opposto , scegliere di dare un proprio segnale di svolta e attaccare una 'cultura' e una pratica delinquenziale.
Potrebbero, squadra e dirigenti del Napoli, offrire un contributo significativo alla lotta a camorra e camorristi.
Immaginiamo per un attimo che l'apparato organizzativo e la squadra - il sistema calcio Napoli, insomma, si trovino domenica prossima a urlare tutti insieme "NO alla camorra, ai camorrtisti e alle camorriste, SI alla civiltà e alla legalità"! : chi sa, arriverebbero applausi o fischi, oppure tutti e due.
Così facendo però dimostrerebbero di appartenere alla socità civile, alla Comunità delle persone, e non all'ammasso di macchine avide e mangiasoldi, lontane dalla città e dal progresso umano.
lunedì 7 gennaio 2013
la fermata
L'oblio
è l'ultima droga metropolitana
ti si offre come una puttana
lei va a letto con chiunque
da lei si sale
da lei si scende
come nel vagone metropolitano
lanciato nel tunnel senza cielo.
Il vagone è attraversato da incubi
barcollanti di fame e sapone
da zingari bambini adesivi adulti
allenati a elemosinare
recitando con il capo piegato
la fame disgraziata e commovente.
Elemosinano gli è stato vietato
giocare.
Il treno
apre le porte
chiude le porte
non c'è controllore
si sale sul treno
si salta dal treno
al soffio dei pistoni.
L'oblio è l'ultima droga metropolitana
che pare una puttana
ma non è femmina
è tutta la città
che dorme sui libri dove
l'indice arido non volta più pagina.
Altri decideranno cosa farti leggere
altri hanno deciso la tua fermata
obbligatoria.
'o pacco
A ogni giorno hanno imposto un santo
tu guardati da coloro che
ti osservano dall'alto
t'insegnano a seminare piombo
ti donano il pane
ti prendono le figlie
minacciano l'amore
t'inparano a pregare
a bere il filo spinato
congiungere le mani
con la fronte a terra
perchè dono del cielo.
Fa girare il corso del fiume
ponilo in salita.
Scoprirai che
ti stanno facendo 'o pacco,
'o pacco 'e dio.
sotto, sotto
Sotto, sotto la pelle dell'indecenza camorrista
le sofferenze e le lacrime dell'indifferenza
che fa nero il sole
pone cancelli alla luna
strappa i quotidiani
riempie gli stadi
soffoca così la città di donna Matilde
mentre alcuni sussurrano con occhi ruffiani 'ma facitici' 'o piacere'.
ciò che appare
Non osservare stupito
non scavare
sono ciò che appaio
solo miele sicurezza tenacia
colori e pugni chiusi.
Ho solo il collo rigido
pare ingessato, malato
perchè non si è mai chinato.
dribblando la vita
Veloci passi di ombre colorate
tagliano la folla estiva sui marciapiedi dell'immensa piazza.
Tra arrivi e partenze accaldate
fette di melone sorridono bagnate
sigarette fumano pronte in pacchetti convenienza
costo e qualità non sono garantiti
la miseria quella si.
Solo gli sguardi d'intesa indicano la via della coca
profumi di detersivi e di sfogliatelle
addolciscono l'attesa
la musica è l'arrivo
di due ruote veloci
occhiali scuri
consegnao le buste
mani unte ritirano la somma
il fischio e la sigaretta accesa
completano il dipinto del'affare.
In agosto sfrecciano nella piazza affollata ma educata ai motorini
aggressiva alle persone
le bustine mariuole di soldi e salute
occhi umidi e starnuti rilevano la bontà
voci roche registrano sguardi
caffè e sigarette l'affare compiuto.
E' agosto alla ferrovia
tra arrivi e partenze accaldate si sniffa
dribblando la vita.
mentre corriamo
Su per Mezzocannone
si arrampica un vento gentile
in agosto vola lui solo.
Il cammino è lento
non bisogna dare agio al sudore.
Pioggia e libri
segnalano l'nverno
segnano i viandanti
nell'Università al buio baci a occhi chiusi
mentre lecco il raggio di sole
che si posa sulla tua guancia
tu regali sguardi speziati
e labbra d'arancia
dai bar odori di caffè
il petto tuo sussulta
smuove la sciarpa blu.
Su in piazza un sole prova a sfondare nuvole
poggiate sulla punta della Guglia
paiono impigliate e furiose.
Raggi sottili infiammano un angolo di mare
a noi regala un sguardo cocente
che secca le lingue di carne e passione
mentre corriamo...
respira
Ho lasciato le mie braccia
sulla luna quando l'ho abbracciata
le impronte
il mio scrivere sognante
stanno li
dove non spira il vento
solo melodie
i battiti del mio cuore sono i tasti
del piano che respira
e risveglia la poesia.
giovedì 3 gennaio 2013
non suggerirò
No
non lascerò
rancori
e
piramidi e obelischi
non suggerirò preghiere
ma letture e poesie
al piano Glenn Gould
una pizza al pomodoro
berrò un caffè prima a piazzetta Nilo
quando chiuderò la porta.
Lascerò il mio vissuto
sul terrazzo
a san Biagio
accanto alla luna nello specchio
vicino ai libri di Alda Merini, Cesare Pavese e donna Matilde
sarà apprezzato il mio vissuto
perchè
sorridente
curioso
musicale
coraggioso.
Insomma nessuno come me
io come nessuno.
Ciao
poi si salpa
Non ero della notte
ora la sogno di giorno
è leggera
ospitale
non aggressiva
tutto smussa e placa
persino il papa ritorna umano.
Di notte l'universo mostra i confini
della sua arca
di notte si parla respirando
non si urla
nessuna parola abrasiva
la luce gioca a far danzare le ombre
poi si salpa.
mercoledì 2 gennaio 2013
colorare
Ho colorato i suoni coi
pastelli a cera
prima ancora i fogli
con acqua e tempera.
Amo fiumi schiumosi
i miei disegni erano rivoli
ruscelli e cascate tuffanti.
In alto corvi e rondini
più giu farfalle
vicino a talpe e lucertole io.
Più su bianchi cieli e soli e lune
precipitavano lanciati i giocattoli
dal terrazzo egiziano
sorridevano i bimbi
in strada
sorridevo pure io.
Ho sorriso dell'altrui sorridere
ho gioito dell'altrui gioia
e scalato alberi
le ginocchia non hanno le ali.
Con la matita ho continuato a volare
ancora buco le nuvole.
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