venerdì 28 dicembre 2012

il marsupio e le parole


 Amo la matita e il foglio bianco
mi commuove l'antica penna a pennino
e il calamaio.
Mi vedo adolescente
timido e intraprendente
vispo ma composto
sempre a correre
tanto fiato.
Saltare ostacoli e pozzanghere
scalare alberi di cachis
saltare dietro al tram l'1
poi in via Caracciolo al mare
e tornare a piedi stracciato
affamato.

Partire militare
lasciare sangennaro e francesca
gli amici al mare.
Mi struggo
con la bianca assorbente
la gomma da cancellare
sempre intatta come la carta copiativa
non le ho usate mai.

L'ago e il filo
quelli si
per avvicinare le persone
mai sulla camicia
nei calzini
dal tallone all'alluce
i ricami erano di mia madre
la merenda
per la scuola fuori al Duomo
l'ho sempre fatta a metà con l'altrui fame
non ci siamo mai presentati ma sorriso.
Ho baciato il sangue bollente di sangennaro
camminando sulla testa di tutti
ho strillato con le braccia alla folla la vittoria
un'altra corsa vinta.
Scappavo dalle mani dei ruffiani
non abbassavo mai gli occhi
ho regalato il cuore senza chiave al mondo
mi ha fatto ombra e vento il comunismo del lavoro
Mi rende ancora triste la potenza dei parolai
che dalle finestre seminano negazioni.
Promotori di se stessi
confezionati e venduti come l'acqua minerale
i deboli e gli indifesi hanno sempre sete
i possessori di lavoro
sterminano braccia
calpestano diritti ritenendoli muffe
vale più un mobile secolare che un diritto umano.
Consumano le ore i parolai della penna
parlano del mare fermandosi sulla battigia
quel parlar del bosco senza varcar le sue ombre
scrivono per accondiscendere le folle
scrivono per im potenti
sono i giornalisti parolai di mezza tacca
ne conosco alcuni.

Che caldo in agosto senza il mare
un pollo caldo fa sudare
un lenzuolo bianco copre il corpo
la fronte è fredda non suda più
il ventilatore scuote l'aria
non disperderà la morte
le bimbe ragalano gioia e sguardi d'amore
la vita prosegue infarcita di memoria
domani riprenderò a viaggiare su funivie senza pavimenti
scoprirò la terra dall'alto
diversa da quella di fianco altre ombre e caffè.

Nel futuro è la felicità del genere umano
nuove rotture devono realizzarsi contro i conformismi
pochi hanno coraggio a provare
tanti non sanno di cosa mi cruccio.

Amo la ruga in mezzo ai tuoi occhi
conservo sogni seminati disordinatamente
senza fiori e spighe
poi fuggire scomparire per difesa
dall'altalena già consumata.

Ora scrivo i miei fiori
che fanno ingelosire le stelle
e m'innamoro della luna
che spicca sul deserto delle dune.
Dedico a lei le mie assonanze
scriverò per me i macramè
mi piacciono ricamati
nelle suole di scarpe di quei gentili piedi che hanno ornato il deserto e
varcato il medì - terrà - neò.
Le sue dita suonavano la chitarra
e sfornava giornali al fumo della sigaretta
cantava i suoi sogni la sua solitudine.

Gli sciacalli mordono sciacalli
le tre disgrazie
si nutrono di letame e ingrassano
per l'abbondanza
si dissetono del disprezzo altrui
alla trattoria del poco ingoiano miserie
puliscono i denti con l'indifferenza dei più
finiranno peggio dei papi
moriranno in solitudine
con folla ai funerali.

Vola farfalla vola
senza cedere i colori
vola per te
non per i pittori.

La storia nel 2012 voleva scrivere un'altro racconto
i mercanti nascondevano penne
i preti uccidevano i calamai
imponevano ancora negazioni e cibo avariato
poliziotti bendati usavano i manganelli
militari grassi uccidevano bambini
negli oceani stragi di balene
ancora nuove lapidazioni nei cortili di ogni casa
nel buio i conservatori e gli anticonformisti erano identici
i camoristi uccidevano ancora
bisognava ancora usare sangue per scrivere su rotoli e garze di ammalati
poesie i lamenti dei sofferenti
gli dei stanno solo nelle corsie e negli ospizi
qualcuno nelle stazioni nessuno negli asili.

Namasté sussurrò l'uomo al vecchio zingaro
la maestra gentile gli sciugò il sudore
un sorso per uno
divisero il caffè dell'amicizia
nasceva un nuovo anno giungeva sulla metropolitana tre
il futuro erano i libri e non le finestre degli affabulatori vestiti di bianco, di nero, di giallo, di blu.
Il futuro è la moltiplicazione dei diritti e dei sorrisi non dei dinieghi
il futuro non ama i parolai di mezza tacca
bisognava farlo sapere
bisogna rompere le invasioni dei gerarchi annidati nei templi
dei potenti in poltrona nelle banche
bisognava aprire le casseforti di grano e di pesce
bisognava rompere gli filo spinato agli amori e bere vino e miele
Liberarsi
delle altrui verità imposte difendere le scelte delle persone
bisognava ri partire da un luogo.

L'Onu punto mondiale di progresso umano
e
dall'India dove stuprare è un diritto
da  Roma con il suo marsupio dell'odio
dall'Egitto cimitero di primavere
dai cortili per scrivere nuovi racconti con
le parole e i sogni delle persone
decidendo di chiamare il futuro per il suo nome libertà.











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