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domenica 23 dicembre 2012
Da la Repubblica/Napoli/ 23 dicembre 2012/ considerazioni di francesco d'angelo sul "crac premio Napoli"
Le considerazione di francesco d'angelo qui riportate sono riprese sul quotidiano la Repubblica del 23 dicembre 2012 nelle pagine napoletane "lettere&commenti".
Ecco di seguito riportato il testo inviato:
C'è da restare molto perplessi alle dichiarazioni del prof. Gabriele Frasca, Presidente della Fondazione Premio Napoli, rilasciate a Premio appena concluso...ma qualcuno sa quand'era cominciato? lette sulla "Repubblica" di Napoli il 19 dicembre scorso (pagg.XVII).
"La mia proposta? - dice Frasca- sospendiamo il premio, fino a quando non ci saranno i soldi", -
" fino a quando la politica non tornerà a capire l'importanza della cultura".
Null'altro dunque, che un grido di disperazione, che dimostra incapacità nel gestire una fase complicata, generale e specifica per il Premio Napoli, ma certamente conosciuta sin dalla nomina del Professor Frasca da parte del Comune, poco meno di un anno fa.
Disperarsi ora, dunque, è leggittimo ma sterile: "dateci i soldi" per dipendenti e fornitori. Tutto qui?
Un atteggiamento così arrendevole e disperato di questi tempi non è utile al Premio, a chi ha lavorato, a chi ha affrontato spese; figuriamoci alla cultura!
L'egregia giornalista Bianca De Fazio afferma che Frasca "non appartiene a nessuna scuderia".
Premesso che le scuderie riguardano i cavalli, magnifici animali, si vuole intendere che il prof. non sia di destra, nè di centro nè di sinistra? E nemmeno di centro-destra di centro-centro e di centro-sinistra? E dunque nemmeno azzurro, verde, arancione o blu?
Ma tale "non appartenenza" non è mica sinonimo di qualità! Che vuol dire?, che per essere capaci bisogna essere senza idee, senza valori?
Strano sentire cose del genere da un acculturato autorevole.
Credo che si possa essere ciò che si è e allo stesso tempo svolgere bene professionalmente bene, con passione, serietà, estro e indipendenza il proprio lavoro senza snaturare se stessi.
Ancora il prof. Frasca: "la politica deve capire la cultura".
Ma per "politica" intende il panorama politico napoletano, regionale, nazionale o cosa?
Le ambiguità non sono utili, dare nome alle cose.
C'è da chiedersi: il prof. ha vissuto lo scippo subito dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in Palazzo Serra di Cassano, alcuni mesi fa; ebbene, che idea si è fatto della cosidetta politica che lo ha permesso? Sa il prof, Frasca quanti volumi giacciono in un capannone, da quanto tempo?
E cosa fare per liberare da questa vergogna la cultura napoletana e del mondo?
Se il prof. si riferisce a questa politica non serve appellarsi ad essa ne attendere...cosa poi?
Piuttosto: il prof. Frasca ha speso almeno una parola contro le decisioni di ferire l'Istituo conosciuto e apprezzato in tutta Europa assieme all'avvocato Gerardo Masrotta?
Lui, Gabriele Frasca, dov'era gli scorsi mesi estivi mentre volumi preziosi subivano la deportazione?
Che caduta di stile, poi, quando si lascia intendere che con il predecessore "si poteva e si è speso tanto", si spendeva in testi, ristoranti, macchine e si spendeva per accontentare autori, fornitori, ristoranti, auto blu e presidenti cattivi...Quanta puerile cattiveria dal sapore vendicativo nei confronti di una pafrsona non presente alla discussione; e poi scusi, Gabriele Frasca, ma perchè ha accettato la nomina di Presidente della Fondazione Premio Napoli?
Anche chi ha proposto il suo nome è stato occultatore di cifre, spese, deficit e altro?. Se così fosse, ancor di più, perchè ha accettato?
Quando dice che prima di lei il Premio era "una macchina del consenso" offende e sputa nel piatto in cui da alcuni mesi lei stesso decide e s'impegna.
Quale consenso? Guardi che le parole a vanvera non servono, bisogna essere precisi e astenersi dalle allusioni, utili solo a creare confusione e incertezza.
Carfo prof., ma perchè invece di limitarsi a lamentarsi - perdoni il bisticcio di parole - e attendere decisioni altrui, non immagina di costruire un pianno di rientro, di sperimentare rapporti con i cosidetti 'privati' (associazioni) e proporre un Premio diverso, aperto davvero alla città e al territorio, come indubbiamente era nel segno originale - ben visibile ai cittadini diversamente dal suo, purtroppo - di chi l'ha preceduta?
Perchè non chiama a raccolta qualche altro scrittore, intellettuale per una riflessione complessiva sulla stato della cultura e del Premio, a Napoli e non solo?
E infine, certo che i 'dipendenti' non pagati da tre mesi devono ricevere subito gli stipendi; ma una crisi così profonda durava appunto, almeno da tre mesi: perchè ne parla solo ora, caro Frasca?
Speriamo almeno che dopo la sua 'ammuina' sulla "Repubblica", la politica alla quale pare richiamarsi risolva subito il problema delle spettanze dei lavoratori e anche il futuro del premio di Napoli. Cordialmente francesco d'angelo
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