sabato 2 marzo 2013

"...namastè...utinam..."



I piedi avvolti da neri erotici anfibi
quattro dita sul ginocchio svelavano
invernali cosce bianche
coperte da reti disegnate a fiori
un abito nero e ocra
completavano il dipinto.
Una scollatura come quella del golfo
sotto il vesuvio
io già ti amo
mentre ti mangio gli intricati capelli
belli belli e profumati
forse al cocco forse al peperoncino
certo di te
ti annuso annuso come un cane
la tua mano non accarezza.
Chi 6 mi sono chiesto sugli scaloni dell'Università
Chi 6 mi sono chiesto sulle scale mobili della stazione.
Ti fermai sfiorandoti la spalla
chi 6 domandai perduto nel tuo seno
E tu? Rispondesti decisa.
Le prime parole di un racconto
erano fiocchi di neve
nel Rettifilo bisognava ora scrivere la trama.
Ma chi era il foglio
ma chi era la matita
nel racconto che superava le parole
uccideva le favole
appesantiva i sogni.
Namastè mi sussurrasti
Utinam tremante risposi
dopo terminò la lettura
faceva freddo in città
non scendeva la neve
era grandine scassava tutto.

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