domenica 30 dicembre 2012

Ciao dolce Signora

                  
                                                                       ci mancherai.

sabato 29 dicembre 2012

dedicato



Ho più persone che si preoccupano di me
che stelle in cielo.
Sento i vostri pensieri come melodie
quando si adagiano sulle mie spalle.
Percepisco più carezze d'occhi che si posano sul mio volto
che schiuma da barba.
Ho il cuore gonfio
diventato salvadanaio
di vostre attenzioni
forse domani il cuore scoppierà
sarà il botto di buon anno a Voi.


venerdì 28 dicembre 2012

il marsupio e le parole


 Amo la matita e il foglio bianco
mi commuove l'antica penna a pennino
e il calamaio.
Mi vedo adolescente
timido e intraprendente
vispo ma composto
sempre a correre
tanto fiato.
Saltare ostacoli e pozzanghere
scalare alberi di cachis
saltare dietro al tram l'1
poi in via Caracciolo al mare
e tornare a piedi stracciato
affamato.

Partire militare
lasciare sangennaro e francesca
gli amici al mare.
Mi struggo
con la bianca assorbente
la gomma da cancellare
sempre intatta come la carta copiativa
non le ho usate mai.

L'ago e il filo
quelli si
per avvicinare le persone
mai sulla camicia
nei calzini
dal tallone all'alluce
i ricami erano di mia madre
la merenda
per la scuola fuori al Duomo
l'ho sempre fatta a metà con l'altrui fame
non ci siamo mai presentati ma sorriso.
Ho baciato il sangue bollente di sangennaro
camminando sulla testa di tutti
ho strillato con le braccia alla folla la vittoria
un'altra corsa vinta.
Scappavo dalle mani dei ruffiani
non abbassavo mai gli occhi
ho regalato il cuore senza chiave al mondo
mi ha fatto ombra e vento il comunismo del lavoro
Mi rende ancora triste la potenza dei parolai
che dalle finestre seminano negazioni.
Promotori di se stessi
confezionati e venduti come l'acqua minerale
i deboli e gli indifesi hanno sempre sete
i possessori di lavoro
sterminano braccia
calpestano diritti ritenendoli muffe
vale più un mobile secolare che un diritto umano.
Consumano le ore i parolai della penna
parlano del mare fermandosi sulla battigia
quel parlar del bosco senza varcar le sue ombre
scrivono per accondiscendere le folle
scrivono per im potenti
sono i giornalisti parolai di mezza tacca
ne conosco alcuni.

Che caldo in agosto senza il mare
un pollo caldo fa sudare
un lenzuolo bianco copre il corpo
la fronte è fredda non suda più
il ventilatore scuote l'aria
non disperderà la morte
le bimbe ragalano gioia e sguardi d'amore
la vita prosegue infarcita di memoria
domani riprenderò a viaggiare su funivie senza pavimenti
scoprirò la terra dall'alto
diversa da quella di fianco altre ombre e caffè.

Nel futuro è la felicità del genere umano
nuove rotture devono realizzarsi contro i conformismi
pochi hanno coraggio a provare
tanti non sanno di cosa mi cruccio.

Amo la ruga in mezzo ai tuoi occhi
conservo sogni seminati disordinatamente
senza fiori e spighe
poi fuggire scomparire per difesa
dall'altalena già consumata.

Ora scrivo i miei fiori
che fanno ingelosire le stelle
e m'innamoro della luna
che spicca sul deserto delle dune.
Dedico a lei le mie assonanze
scriverò per me i macramè
mi piacciono ricamati
nelle suole di scarpe di quei gentili piedi che hanno ornato il deserto e
varcato il medì - terrà - neò.
Le sue dita suonavano la chitarra
e sfornava giornali al fumo della sigaretta
cantava i suoi sogni la sua solitudine.

Gli sciacalli mordono sciacalli
le tre disgrazie
si nutrono di letame e ingrassano
per l'abbondanza
si dissetono del disprezzo altrui
alla trattoria del poco ingoiano miserie
puliscono i denti con l'indifferenza dei più
finiranno peggio dei papi
moriranno in solitudine
con folla ai funerali.

Vola farfalla vola
senza cedere i colori
vola per te
non per i pittori.

La storia nel 2012 voleva scrivere un'altro racconto
i mercanti nascondevano penne
i preti uccidevano i calamai
imponevano ancora negazioni e cibo avariato
poliziotti bendati usavano i manganelli
militari grassi uccidevano bambini
negli oceani stragi di balene
ancora nuove lapidazioni nei cortili di ogni casa
nel buio i conservatori e gli anticonformisti erano identici
i camoristi uccidevano ancora
bisognava ancora usare sangue per scrivere su rotoli e garze di ammalati
poesie i lamenti dei sofferenti
gli dei stanno solo nelle corsie e negli ospizi
qualcuno nelle stazioni nessuno negli asili.

Namasté sussurrò l'uomo al vecchio zingaro
la maestra gentile gli sciugò il sudore
un sorso per uno
divisero il caffè dell'amicizia
nasceva un nuovo anno giungeva sulla metropolitana tre
il futuro erano i libri e non le finestre degli affabulatori vestiti di bianco, di nero, di giallo, di blu.
Il futuro è la moltiplicazione dei diritti e dei sorrisi non dei dinieghi
il futuro non ama i parolai di mezza tacca
bisognava farlo sapere
bisogna rompere le invasioni dei gerarchi annidati nei templi
dei potenti in poltrona nelle banche
bisognava aprire le casseforti di grano e di pesce
bisognava rompere gli filo spinato agli amori e bere vino e miele
Liberarsi
delle altrui verità imposte difendere le scelte delle persone
bisognava ri partire da un luogo.

L'Onu punto mondiale di progresso umano
e
dall'India dove stuprare è un diritto
da  Roma con il suo marsupio dell'odio
dall'Egitto cimitero di primavere
dai cortili per scrivere nuovi racconti con
le parole e i sogni delle persone
decidendo di chiamare il futuro per il suo nome libertà.











domenica 23 dicembre 2012

Auguri per un futuro dove la persona venga prima di ogni cosa, ogni cosa assieme alla sua felicità.










Da la Repubblica/Napoli/ 23 dicembre 2012/ considerazioni di francesco d'angelo sul "crac premio Napoli"




Le considerazione di francesco d'angelo qui riportate sono riprese sul quotidiano la Repubblica del 23 dicembre 2012 nelle pagine napoletane "lettere&commenti".
Ecco di seguito riportato il testo inviato:

C'è da restare molto perplessi alle dichiarazioni del prof. Gabriele Frasca, Presidente della Fondazione Premio Napoli, rilasciate a Premio appena concluso...ma qualcuno sa quand'era cominciato? lette sulla "Repubblica" di Napoli il 19 dicembre scorso (pagg.XVII).

"La mia proposta? - dice Frasca- sospendiamo il premio, fino a quando non ci saranno i soldi", -
" fino a quando la politica non tornerà a capire l'importanza della cultura".
Null'altro dunque, che un grido di disperazione, che dimostra incapacità nel gestire una fase complicata, generale e specifica per il Premio Napoli, ma certamente conosciuta sin dalla nomina del Professor Frasca da parte del Comune, poco meno di un anno fa.
Disperarsi ora, dunque, è leggittimo ma sterile: "dateci i soldi" per dipendenti e fornitori. Tutto qui?
Un atteggiamento così arrendevole e disperato di questi tempi non è utile al Premio, a chi ha lavorato, a chi ha affrontato spese; figuriamoci alla cultura!

L'egregia giornalista Bianca De Fazio afferma che Frasca "non appartiene a nessuna scuderia".
Premesso che le scuderie riguardano i cavalli, magnifici animali, si vuole intendere che il prof. non sia di destra, nè di centro nè di sinistra? E nemmeno di centro-destra di centro-centro e di centro-sinistra? E dunque nemmeno azzurro, verde, arancione o blu?
Ma tale "non appartenenza" non è mica sinonimo di qualità! Che vuol dire?, che per essere capaci bisogna essere senza idee, senza valori?

Strano sentire cose del genere da un acculturato autorevole.
Credo che si possa essere ciò che si è e allo stesso tempo svolgere bene professionalmente bene, con passione, serietà, estro e indipendenza il proprio lavoro senza snaturare se stessi.
Ancora il prof. Frasca: "la politica deve capire la cultura".
Ma per "politica" intende il panorama politico napoletano, regionale, nazionale o cosa?
Le ambiguità non sono utili, dare nome alle cose.
C'è da chiedersi: il prof. ha vissuto lo scippo subito dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in Palazzo Serra di Cassano, alcuni mesi fa; ebbene, che idea si è fatto della cosidetta politica che lo ha permesso? Sa il prof, Frasca quanti volumi giacciono in un capannone, da quanto tempo?
E cosa fare per liberare da questa vergogna la cultura napoletana e del mondo?
Se il prof. si riferisce a questa politica non serve appellarsi ad essa ne attendere...cosa poi?

Piuttosto: il prof. Frasca ha speso almeno una parola contro le decisioni di ferire l'Istituo conosciuto e apprezzato in tutta Europa assieme all'avvocato Gerardo Masrotta?
Lui, Gabriele Frasca, dov'era gli scorsi mesi estivi mentre volumi preziosi subivano la deportazione?
Che caduta di stile, poi, quando si lascia intendere che con il predecessore "si poteva e si è speso tanto", si spendeva in testi, ristoranti, macchine e si spendeva per accontentare autori, fornitori, ristoranti, auto blu e presidenti cattivi...Quanta puerile cattiveria dal sapore vendicativo nei confronti di una pafrsona non presente alla discussione; e poi scusi, Gabriele Frasca, ma perchè ha accettato la nomina di Presidente della Fondazione Premio Napoli?
Anche chi ha proposto il suo nome è stato occultatore di cifre, spese, deficit e altro?. Se così fosse, ancor di più, perchè ha accettato?

Quando dice che prima di lei il Premio era "una macchina del consenso" offende e sputa nel piatto in cui da alcuni mesi lei stesso decide e s'impegna.
Quale consenso? Guardi che le parole a vanvera non servono, bisogna essere precisi e astenersi dalle allusioni, utili solo a creare confusione e incertezza.
Carfo prof., ma perchè invece di limitarsi a lamentarsi -  perdoni il bisticcio di parole - e attendere decisioni altrui, non immagina di costruire un pianno di rientro, di sperimentare rapporti con i cosidetti 'privati' (associazioni) e proporre un Premio diverso, aperto davvero alla città e al territorio, come indubbiamente era nel segno originale -  ben visibile ai cittadini diversamente dal suo, purtroppo -  di chi l'ha preceduta?

Perchè non chiama a raccolta qualche altro scrittore, intellettuale per una riflessione complessiva sulla stato della cultura e del Premio, a Napoli e non solo?
E infine, certo che i 'dipendenti' non pagati da tre mesi devono ricevere subito gli stipendi; ma una crisi così profonda durava appunto, almeno da tre mesi: perchè ne parla solo ora, caro Frasca?
Speriamo almeno che dopo la sua 'ammuina' sulla "Repubblica", la politica alla quale pare richiamarsi risolva subito il problema delle spettanze dei lavoratori e anche il futuro del premio di Napoli.  Cordialmente francesco d'angelo

giovedì 20 dicembre 2012

danzarono danzanti


mi ritrovai
sul bianco strisciato
con il verde educato accanto
e il rosso salutato
ho creduto di morire
forse lo ero
ancora non lo sapevo
troppo caos
non aiuta a pensare.
tra sguardi frecce di parole appuntite
e mani lanciatrici di bombe.
Nessuna musica di banda mi accompagnava a piedi
cercavo melodie e venature jazz
cercavo Louis Armstrong e la sua tromba
cercavo l'ascolto di poesie sussurrate
niente fiori puzzolenti e tristi
e parolai di parole
di caffè di bar e barzellette e mani giunte e assassine.
Volavo urlavo mi dondolavo
la schiena alla strada dritta e nera
rumori di guerra ombre danzavano danzandomi a cerchio
parevo la preda di una oscura inciviltà
il caos ancora si affacciava sulla piazza
voleva gocciolarmi con acqua avvelenata
mi scanzavo giocando
spezzato rapito da un raggio di sole
sospiravo.
La carozzella capovolta sorrideva con le ruote a girotondo impazzito
c'era fretta intorno qualche sospiro.
Stanco addormentatomi chiamai Gleen Gould
che lasciò la copertina con il suo piano
il maestro ancora con la mano sulla guancia gli sorrideva
pacioso, riflessivo sereno
pure io ora lo ero
ora sentivo in lontananza la zingara fisarmonica
quando venne la chitarra
chiusi gli occhi quando posero sotto il mio capo un libro
voltai a mancino lo sguardo
il treno partiva la maestra faceva un cenno di mano
altrove preparavano la macchinetta del caffè
sospirando mi addormentai.

Contro i matrimoni forzati e le violenze culturali e religiose nei confronti delle ragazze.



Purtroppo anche in Italia le pratiche barbariche e medioevali riescono a farsi strada.
Il matrimonio forzato, imposto dai genitori senza il consenso della ragazza, avviene tra violenze, complicità e omertà. Il luogo dove tali orrori si realizzano sono le mura familiari e parentali.
Nessuna aiuta queste ragazze straniere (in particolare sono di origine indiane, marocchine, pachistane, bengalese ) tutti a dire che "è un problema culturale e del loro paese".
Dimenticano costoro che la dignità e la libertà delle ragazze viene prima di ogni cosa e poi le leggi italiane non consentono simili barbarie.

Però bisognerebbe denunciare tali medioevali imposizioni praticate da genitori e parenti, però bisognerebbe aiutare queste ragazze, però bisognerebbe avversare tali pratiche definite culturali ma di cultura non hanno proprio nulla.

E' necessario da parte di tutte e tutti coloro che ritengono la dignità delle persone e la loro libertà superiore ad ogni cultura e pratica religiosa di denunciare queste imposizioni e offrire loro solidarietà
per liberare in Italia le donne, le ragazze da tali forme primitive impositive.

Bisogna scegliere tra la denuncia e le libertà e il fare sottostare alle barbarie di ogni tipo tantissime ragazze, scegliamo di esserci noi con le leggi dello Stato Italiano non diamo spazi ai predoni di progresso e civiltà.
Questi vogliono imporre un mondo triste, buio, violento, un ritorno al medioevo, dove il potere dei potenti e quello della chiesa avevano la forza di decidere sulla vita di tutti.
Pre Auguri per un mondo nuovo 2013