venerdì 14 giugno 2013

N. 26 / ISCHIA: ISOLA VERDE DI SANGUE
“MA LA STRAGE DI DONNE COINVOLGE L’ITALIA INTERA: DA NAPOLI,
UNA RIFLESSIONE DELLO SCRITTORE FRANCESCO D’ANGELO
L’altra notte (27-28 maggio) a Lacco Ameno, Ischia, un giovane dominicano è arrestato per aver tentato di uccidere la moglie. L’8 maggio, a Forio d’Ischia, una donna senegalese è frustata in piazza con la cinghia dal “fratello”, sotto gli occhi di passanti e turisti. L’aggressore è ancora libero.
“Ischia feroce che non conoscevamo…”, commenta amaro Francesco D’Angelo, autore della "Luna di sopra", il romanzo edito da Graus vincitore nel 2012 del Premio Nazionale "Torre Petrosa – Vibonati", che lo scrittore è venuto molte volte a presentare nella splendida isola verde, al quale è molto legato, accolto sempre con affetto e stima dal pubblico ischitano.
Ma la violenza contro le donne insanguina tutta l’Italia. Provincia di Cosenza, 26 maggio: Fabiana, 15 anni, è accoltellata e bruciata viva dal fidanzato, che non sazio di 20 pugnalate nel corpo della ragazza va a procurarsi una tanica di benzina per completare il massacro.
“Fabiana non è stata vittima di un orrendo raptus – sostiene Francesco D’Angelo – ma di quella parte culturale intrisa di sessismo, di maschilismo di cui tanti nel nostro Paese sono portatori e  trasmettono ai figli”.
A parere dello scrittore, “l’ambiente in cui si colloca il gesto assassino che  spegne  una giovane vita resiste e si espande, alimentando un vero e proprio sterminio di donne”.
In Italia una donna su tre è stata vittima, almeno una volta, dell’aggressività di un uomo; circa 6 milioni di donne hanno subito violenze sessuali e ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal proprio partner. Nel 2012, una donna ammazzata ogni 2 giorni; quasi 700 mila hanno subito violenze da parte del marito, del fidanzato o del compagno; nel 62,4% dei casi, le violenze avvengono in presenza dei figli (dati Istat).
Se per fortuna non è morta la senegalese presa a cinghiate a Forio d’Ischia, che ha resistito fisicamente ai colpi dell'uomo barbaro e padrone, ma non al terrore di altre frustate per cui, come molte vittime, non ha denunciato il suo aguzzino, “gli strumenti della civiltà penale che abbiamo costruito – osserva Francesco D’Angelo – sono caduti in pezzi  davanti alle sofferenze e al sangue versato dalla vittima, non riuscendo a raggiungere il barbaro, anch'egli portatore di pesanti ‘culture’, opposte ai valori fondativi della nostra Comunità: democrazia lavoro solidarietà uguaglianza, i nostri valori identitari. Non bisogna scegliere l'indulgenza mascherata da impunità – prosegue D’Angelo – Anche gl’immigrati che vivono e lavorano nel nostro Paese, che a volte commiseriamo, finendo col giustificarne comportamenti che al contrario non vanno tollerati, devono essere resi partecipi della battaglia condotta ogni giorno dalla parte migliore del Paese, che pone al centro diritti e doveri, a partire dalla inviolabilità della persona. Spetta a tutti noi impegnarci per il progresso civile culturale e penale attraverso l’applicazione delle leggi e la loro evoluzione”.
Lo scrittore accoglie quindi molto positivamente l’approvazione dell’Italia, proprio in queste ore, della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica,  che vede il nostro Paese quinto firmatario dopo Turchia, Montenegro, Albania e Portogallo. La Convenzione, 81 articoli, sarà operativa solo dopo che dieci nazioni avranno firmato a favore, di cui otto componenti del Consiglio d’Europa; essa  rappresenta un primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro ogni forma di violenza.

“Dobbiamo fare in modo che questo prezioso risultato – commenta l’autore della “Luna di sopra” – acceleri in Italia un processo di evoluzione complessiva delle regole del vivere civile; si tratta di una battaglia culturale profonda, che riguarda tutti e ciascuno. Anche la Comunità ischitana – conclude Francesco D’Angelo – può contribuire a tale impegnativo percorso di evoluzione, assicurando al fustigatore di Forio d’Ischia ciò che la giustizia italiana impone: e cioè che la violenza – in ogni forma e da chiunque praticata, sia indigeno o straniero – non resta impunita.
Napoli 29.5.2013

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