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lunedì 8 luglio 2013
Da Napoli lo scrittore francesco d'angelo: Ischia Isola verde sangue e latitanza
Napoli 06 luglio 2013
Il 4 luglio un ragazzo di Barano d'Ischia, aveva solo diciannove anni, si uccide lanciandosi nel vuoto dal piazzale della chiesa del Soccorso a Forio: "cara mamma, scusa - lascia scritto - ho sciupato tutti i soldi al gioco ". Affitto, tre fratelli, papà muratore, mamma casalinga; i soldi sono pochi e il ragazzo sogna di portarli lui con i giochi 'video-poker'.
Lo scorso maggio, a Forio d'Ischia, una senegalese è presa a cinghiate in piazza dal ' fratello ' e lasciata a terra in una pozza di sangue.
Entrambi residenti sull'isola, conosciuti e identificati : eppure l'aggressore è ancora libero: lei è dovuta tornare nella casa dell'aguzzino, come sempre una vittima che nessuno sia disposto a difendere.
Le due vicende sembrano lontanissime tra loro: ne parliamo con francesco d'angelo, autore de
"la luna di sopra", il romanzo edito da Graus vincitore nel 2012 del Premio Nazionale "Torre Petrosa Vibonati , che lo scrittore è venuto tante volte a presentare nell'isola verde, alla quale d'angelo è molto legato, accolto sempre con affetto e stima dal pubblico ischitano; sul tema della violenza contro le donne fra l'altro d'angelo è intervenuto molte volte sui media.
"Entrambi gli episodi raccontano di forti solitudini - inizia francesco d'angelo - di persone fragili che invece di essere protette e tutelate sono abbandonate a se stesse da una società intorno indifferente, omertosa, che assiste alle tragedia ma non ne parla e sembra voler dimenticare, fingere che nulla abbia sfregiato un territorio e la comunità che lo abita.
Anche il dramma di questo ragazzo sarà coperto dalla latitanza dei cittadini - accusa lo scrittore- dall'Istituzione Comunale, dalle responsabilità pubbliche in genere.
Ischia isola verde sangue che ha fatto della latitanza delle coscienze il suo marchio 'DOP' - da l'affondo l'autore de "la luna di sopra".
Per ottenerlo è facile: basta chiudere gli occhi, le orecchie e il naso.
Alla Famiglia del diciannovenne il mio ossequioso affetto - conclude con amarezza francesco d'angelo.
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